• February 19, 2019

La rabbia e la verità nelle foto di Francesco Pistilli

Worldpress Photo Napoli 2018

Al Pan di Napoli l’incontro con il fotografo abruzzese tra i vincitori del World Press Photo 2018

Luci e ombre, dolore e bellezza, ingiustizia e verità. C’è tutto nelle foto e nel lavoro di Francesco Pistilli, terzo classificato, con il suo reportage “Lives in Limbo”, nella categoria “General News” del World Press Photo 2018, il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo. Da circa dieci anni Pistilli, fotografo abruzzese, 36 anni, si occupa di reportage e ritrattistica editoriale trattando contenuti politici, sociali e ambientali. Ha lavorato in Sierra Leone, Repubblica Centrafricana, Sudan, Senegal, Filippine, India, Brasile, Palestina, Costa Rica, Uruguay, Egitto, Ungheria, Grecia, Argentina, Indonesia e Turchia.
Il lavoro di Pistilli è stato pubblicato e distribuito ampiamente su riviste internazionali e nazionali tra cui TIME, New York Times, BBC, M le magazine du Monde.

La 61^ Mostra Internazionale di World Press Photo, che ha selezionate tra oltre 73.000 foto, un totale di  312 immagini di 42 fotografi provenienti da 22 paesi, è stato ospitata al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli,  dal 24 novembre al 16 dicembre 2018 registrando un’altissima affluenza di visitatori.    E proprio in una gremitissima sala del palazzo di via dei Mille, il fotografo abruzzese, intervistato dalla giornalista Barbara Tafuri,  ha parlato  del suo lavoro e della sua passione rispondendo alle domande di un pubblico curioso e attento. 

Spunto di riflessione e di discussione è stato, naturalmente, il suo “Lives in Limbo”: un limbo senza fine, quello dei profughi bloccati sulla rotta balcanica nel gelido inverno serbo del 2017, documentato con intense  immagini da Pistilli. Circa 1200 persone trascorsero mesi in capannoni dietro la stazione ferroviaria di Belgrado, senza acqua, servizi igienici, riscaldamento nè elettricità. Una situazione di cui non si parlava all’epoca, perchè  non riportata dai grandi media.

 Il tema dell’immigrazione, che gli è valso il World press Photo 2018 per la categoria “General News”, resta  caro, ma non l’ unico, al giovane fotografo. Quello che spinge Pistilli a documentare con le sue fotografie ciò che accade in scenari difficili, e spesso carichi di orrore, è anche il senso del dovere. “La rabbia mi spinge a fotografare.  Incontrando situazioni di orrore e di povertà estrema, si diventa cinici e arrabbiati. Non ci si può far prendere completamente dall’emotività, ma essere un osservatore diretto ti motiva ad essere più onesto possibile nel riportare ciò che vedi. E’ sempre differente da come te la raccontano – dice Pistilli -. Ho vissuto situazioni di forte impatto e crudeltà. In quei momenti sai che non puoi cambiare le cose, ma la rabbia ti spinge a fotografare, documentare, raccontare. La curiosità non ti fa perdere pazienza e voglia di farlo. Io nelle mie foto sento tutto.”

E sullo stato attuale del giornalismo in Italia ha detto “E’ libero solo per pochi, è soggetto ad una grande influenza editoriale, politica e burocratica. La qualità, di conseguenza, si è abbassata. Si preferisce dar risalto più al glamour e alla moda.  Tra i temi che ho affrontato negli anni, e sui quali ritornerei, ci sono quelli ambientalisti, quello sulla carne e sul cibo. Seguendo gli attivisti, andrei, ad esempio, a vedere cosa succede in alcuni allevamenti, per capire come trattano gli animali”.

Iki Notarbartolo

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