IL TEATRO CHE DIVENTO’ CASE

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di Elio Notarbartolo

Napoli – Ero un giovane professionista e mi capitò di entrare in una falegnameria di un vicolo di Napoli antica e di trovarmi… in un teatro! E che teatro: mica di quelli piccoli. Si trattava del più grande teatro romano del mondo greco romano in pieno centro di Napoli!

E’ vero: sulla strada pubblica, in via Anticaglia, si incontrano degli altissimi manufatti in mattoni rossi e antichi (te ne accorgi che sono molto antichi dal fatto che hanno spessore sensibilmente minore di quelli che si fanno in tutt’Italia da qualche secolo a questa parte): sono l’anticaglia da cui è scaturito il nome della strada, ma mai avevo collegato questi ruderi con il teatro romano dove aveva recitato persino l’imperatore Nerone!E dove è finito il resto del teatro?Sommerso dalle case di un intero quartiere! E già, perché fu Napoli ad essere sommerso improvvisamente dall’afflusso di tanta gente. Nel 1453 furono i Greci che erano fuggiti da Costantinopoli occupata dai Turchi quando crollò l’impero romano di Oriente, poi furono gli Ebrei che furono scacciati dalla Spagna da quel fetente di Ferdinando il Cattolico (e se non era Cattolico, che avrebbe fatto?) che erano venuti a rifugiarsi sotto la protezione degli Aragonesi, che erano anche loro Spagnoli, si, ma un poco più cristiani; e poi ancora dagli stessi contadini napoletani che si rifugiarono entro le mura della città per tema degli assalti di Saraceni e di altre bande armate, visto che gli Aragonesi avevano fatto una cinta di muri e di torri veramente spettacolari, con i tufi e i piperni delle cave di Soccavo. La città non aveva poi tanti spazi e molti si risolsero a trasformare ruderi romani in vere e proprie abitazioni sfruttando anche mattoni e tufi che prendevano gratis dagli stessi ruderi occupati. Fu così che Napoli si trovò con un quartiere in più e con un glorioso teatro in meno.


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