IL NAPOLETANISSIMO “MAESTRO TISICUZZUS”

Nacque a Napoli nel 1668 in una famiglia piuttosto povera di un libraio.
Dovette subito aiutare il padre in bottega e, all’età di sette anni, cadde da una scala dove era salito per prendere un libro da vendere.
Si prese una grossa frattura del cranio e i medici gli dettero pochi giorni di vita oppure una vita fortemente condizionata sul piano mentale, da idiota.
Idiota non fu affatto e visse ben 75 anni…
Continuò, dunque, a vivere e, nonostante le ristrettezze economiche familiari, si fece strada nell’ambiente intellettuale tanto da assumere la titolarità di una cattedra all’Università di Napoli.
Lavorava e studiava, facendo anche lezioni private di retorica, scrivendo discorsi per terze persone e prolusioni per l’Università.
Entrò in contatto con il mondo filosofico europeo del tempo che stava acquisendo grandissimi meriti nelle scienze fisiche, nella matematica e nella filosofia.
Era rimasto cagionevole di salute e a Napoli, ma non solo a Napoli, era conosciuto come il “magister tisicuzzus”.
Si sposò con una giovane povera in canna come lui, da cui ebbe 8 figli.
Studiava e lavorava, lavorava e studiava, anche in mezzo al pandemonio che creavano i suoi figli, senza raggiungere posizioni economiche che gli alleviassero preoccupazioni e fatiche.
Ad un certo punto perse il controllo della mente e fu allettato per parecchio tempo.
Si riprese l’uso del pensiero miracolosamente, cominciò a riconoscere i figli e poi vari conoscenti.
Morì in tarda età senza che nè la città, nè l’Università per la quale aveva prestato la sua opera e tenuto tanti discorsi, si accorgessero del monumento che il suo pensiero aveva costruito per l’intera Umanità.
Se ne accorse il solito grandissimo Benedetto Croce che lo ripropose all’attenzione della cultura rivendicano per lui la collocazione che il suo pensiero gli aveva guadagnato come uno dei filosofi più importanti dell’Europa del 700.
Era, ed è, Giambattista Vico, l’autore di tante pubblicazioni, alcune delle quali dovette sintetizzare o addirittura tagliare perchè non aveva i soldi per farle pubblicare nella loro interezza.
Ancora oggi è uno dei tanti vanti di quella Napoli colta, intelligente e all’avanguardia che Carlo di Borbone accolse e curò quando venne a regnare a Napoli e che, dopo di lui, l’odio di Maria Teresa moglie di Ferdinando IV di Borbone volle distrutta dopo la rivoluzione partenopea del 1799.

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