15/05/2026
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“Il mago del Cremlino – Le origini di Putin”

"Il mago del Cremlino - Le origini di Putin"
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Thriller politico di Olivier Assayas, dal romanzo di Giuliano da Empoli

di Sara Ramondino 

Il mago del Cremlino – Le origini di Putin” è un thriller politico tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, diretto da Olivier Assayas e nelle sale italiane dal 12 febbraio 2026.

La trama è incentrata sulla figura di Vadim Baranov, personaggio immaginario ispirato al reale Vladislav Surkov, consigliere personale di Putin, imprenditore e produttore televisivo che contribuì in modo determinante alla sua ascesa alla fine degli anni Novanta. Dopo la morte del presidente Boris Eltsin, si diffuse un nuovo movimento politico capace di intercettare il paese nel suo aspetto più viscerale e identitario.

Baranov — esperto di comunicazione mediatica e politica — si configura sin dalle prime scene come un personaggio poliedrico, portavoce di un grande capovolgimento politico-sociale. Con la proposta di un nuovo partito rappresentato dal logo di un orso, simbolo di forza e dinamicità, strumentalizza tre stereotipi della Russia profonda per allargare il consenso elettorale: lo “studente nichilista”, la “prostituta ambiziosa”, la “vecchia di provincia”.

Il primo incarna la disillusione ideologica delle nuove generazioni, disincantate e prive di punti di riferimento. Il secondo restituisce i meccanismi del potere capitalistico di quegli anni, tra oligarchi e uomini d’affari sempre più permeati dal modus vivendi occidentale. Il terzo è la Russia più conservatrice e tradizionalista, nostalgica dei vecchi zar, in cerca di un modello carismatico in cui identificarsi.

Un Putin in via di evoluzione

Questo primo incontro segnerà il destino della Federazione, puntando sul concetto di “verticalizzazione” del potere in una Russia in piena crisi identitaria. In questo scenario, chiunque potesse rappresentare un ostacolo alla propaganda putiniana diventava nell’immediato un “nemico” da combattere: è il caso degli “integralisti islamici”, accusati di espandersi oltre il territorio ceceno, ma anche dell’America, verso cui Putin nutre ostilità fin dal primo momento. A questo proposito, in un’occasione afferma:

«Perché io? Io sono un funzionario, non sono fatto per fare il presidente», risponde Putin — interpretato dall’attore britannico Jude Law — quando Baranov si presenta nel suo ufficio per convincerlo a entrare in politica. L’imprenditore controbatte con la logica dello spin doctor: «Ai russi servono stabilità e sicurezza. Lei è giovane, atletico e di poche parole; è stato nel KGB, nei servizi segreti».

«Mi trattano come se fossi il presidente della Finlandia.»

Nel corso del film si narra di un Putin che all’inizio mostra reticenza all’idea di diventare presidente, ma che — una volta raggiunti i vertici del potere — assume un’egemonia sempre più assoluta sulle situazioni. Questo si riflette nelle parole pronunciate durante una conferenza stampa:

«Non mi interessa che ci diano il premio Nobel per la Pace. Io voglio la guerra. Colpiremo i terroristi, che siano in aeroporto o nel cesso.»

L’esplosione del sottomarino Kursk

Il 12 agosto 2000 esplode il sottomarino russo Kursk nelle acque del mare di Barents: muoiono 118 militari. Una ferita che non si è rimarginata nella memoria delle famiglie delle vittime. In questa circostanza Putin appare impassibile di fronte alla tragedia, tanto da scontrarsi con Boris Berezovskij — oligarca russo prima al servizio del potere, poi critico di quel potere che aveva sostenuto e difeso.

Berezovskij accusa il presidente di essere complice della morte dei marinai per non essere intervenuto in tempo. La televisione di Stato — ancora gestita da Baranov e Boris — diventa megafono di sofferenza per le famiglie delle vittime. Putin, accortosi del problema mediatico, confida il suo disappunto a Baranov riguardo all’oligarca:

«È un uomo molto sveglio. Ma la sua intelligenza non lo proteggerà dalla sua stupidità.»

Per Berezovskij, Putin è il controspionaggio incarnato, un paranoico che vede complotti ovunque. Questa presa di posizione non lo salverà dal suo destino: prima l’esilio ad Antibes, poi la morte.

La Russia del Kitsch: dalla Rivoluzione arancione alla Rivoluzione delle rose

Nel corso del film si delinea la figura di un Putin che estende progressivamente il proprio potere, arrivando a stravolgere l’assetto dei social network, visti come strumento di “narcotizzazione” delle masse attraverso la leva del cattivo gusto, di quel kitsch che cattura l’attenzione dei più. L’intento — studiato a tavolino dal burattinaio del Cremlino — era emulare la società americana con tutti i suoi cliché:

«Gli occidentali seguono gli idioti che generano link. Tutti devono essere fissati su qualcosa. Gli americani hanno generato l’algoritmo e noi lo utilizziamo meglio.»

La pellicola ripercorre anche alcune tappe storiche decisive per il consolidamento del potere putiniano: la Rivoluzione arancione nell’autunno del 2004, con gli ucraini in piazza con slogan filo-occidentali, e la Rivoluzione delle rose in Georgia, che seguì le medesime dinamiche. Per Putin e la sua cerchia, dietro quelle mobilitazioni c’erano gli americani. La risposta di Baranov fu di organizzare — sulla stessa falsariga — manifestazioni parallele animate da giovani anarchici e fanatici russi, a cui si aggiunsero cortei per i giochi olimpici, con il beneplacito del presidente: l’immagine di una Russia aperta e al passo con i tempi, che non avesse nulla da invidiare alla potenza statunitense.

In sintesi, l’adattamento cinematografico non toglie né aggiunge nulla a ciò che già persiste nella realtà: questo perenne clima di Guerra Fredda che vede il mondo diviso tra l’universo filo-americano e quello filo-russo.

Il mago del Cremlino di da Empoli: tra ispirazione e disillusione

Il film trae spunto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, scrittore e saggista italo-francese. Ex consigliere di Renzi e candidato al Senato per il Pd nel 2018, da Empoli a un certo punto avverte che il mondo della politica non gli appartiene più. In un’intervista al Corriere della Sera rilasciata a poche ore dall’uscita del film, dichiara:

«Liberarmi dalla politica è stata una fortuna.»

Un pensiero maturato anche a seguito di eventi personali dolorosi: l’attentato al padre da parte dell’Unione dei Comunisti Combattenti nel 1986 e la morte di quest’ultimo nel 1996 in un incidente stradale. «Avevo programmato un futuro in politica — ha aggiunto — ma in realtà stavo continuando a cavalcare un contesto in cui non credevo più.» Spinto dalla disillusione, decide di lasciare l’Italia e trasferirsi a Parigi per dedicarsi alla scrittura.

Il profilo culturale di da Empoli segue una matrice europea, che emerge anche dalle parole rilasciate nell’aprile 2022, subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: «Mosca sta usando tutta la violenza che cova nella società russa.» Pur non essendo un cremlinologo, da Empoli ha ammesso di essere stato affascinato dal suo primo viaggio a Mosca, quindici anni prima, dove percepì immediatamente il senso di potere che attanaglia quella città. Un fascino che vale a prescindere da Putin: per lo scrittore parigino la sete di potere è qualcosa da cui tenersi lontani, e che prima o poi tocca chiunque rivesta cariche pubbliche. Come nel caso di Renzi:

«Matteo è un uomo di potere. È fatto per questo: se ne alimenta, ne gode. Io invece sono allergico al potere: non ho nessuna voglia di esercitarlo e non sopporto che venga esercitato su di me.»

Adattamento cinematografico “occidentalizzato”

L’adattamento de Il mago del Cremlino presenta influenze occidentali ispirate ai principi delle democrazie europee. Per ragioni politiche e di sicurezza internazionale, il film è stato girato a Riga, capitale della Lettonia, con l’intento di ricreare le atmosfere di una città dell’Est pur restando all’interno di un paese membro dell’Unione Europea.

L’accento cade anche sul concetto americano di spin doctor — coniato per la prima volta negli USA nel 1984 — che investe la figura di Baranov. Da Empoli ha scritto a riguardo: «…pur essendo anche lui un raffinato spin doctor del nazionalismo e della disinformazione, ho intravisto un personaggio più complesso e una storia ai limiti dell’incredibile, e mi è venuta voglia di farne un romanzo.» Il confronto con lo scrittore francese Emmanuel Carrère ha ulteriormente arricchito il bagaglio di idee alla base del bestseller.

A proposito della guerra in Ucraina, Carrère ha osservato: «Il grande problema della Russia è che non si sa mai cosa pensa il popolo. Lì non esistono i sondaggi come nei paesi democratici. È impossibile sapere che percentuale di popolazione sostiene questa guerra. Quello che è certo per me è che Putin vuole ricostruire l’impero sovietico. È un obiettivo folle, ma ce l’ha.»

Il cast è composto da attori occidentali: il protagonista Vadim Baranov è interpretato dall’americano Paul Dano; Jude Law nei panni di Putin; Will Keen nel ruolo di Berezovskij. Lo stesso regista Assayas ha lavorato alla sceneggiatura in stretta collaborazione con Carrère. Il 31 agosto 2025 il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove Assayas e da Empoli hanno partecipato alla conferenza stampa e al tradizionale red carpet.

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Sara Ramondino è laureata in Scienze e Tecniche della Comunicazione e ha collaborato con diverse testate giornalistiche locali. Arte, cultura e gastronomia sono gli ambiti più ricercati nel suo campo ma con un’attenzione anche a temi di cronaca e di attualità. Attualmente lavora in qualità di docente in un liceo statale del territorio e negli ultimi anni ha accresciuto la sua formazione negli studi di Pedagogia, Psicologia e nelle Metodologie didattiche.

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