IL GENIUS LOCI DI NAPOLI
di Silvana D’Andrea
L’uomo dell’antichità romana aveva un rapporto privilegiato con la natura, per lui animata e sacra, e definiva “Genius Loci,” l’essenza, cioè una potenza invisibile, una personificazione degli elementi naturali, interpretandola come una divinità. Al genius loci erano consacrate grotte naturali, monti, fiumi, colline, boschi, ma anche stalle, città, tutte località naturali dalle quali emanava una particolare radiazione.
La cultura ancor più primitiva conosceva le proprietà dei luoghi, sapeva individuare le correnti sotterranee telluriche, i campi elettromagnetici e gli effetti prodotti in superficie dalla presenza di corsi d’acqua che regalavano doni taumaturgici propiziando guarigioni anche da patologie croniche.
Un esempio recente sono la grotta di Lourdes e la sorgente di Fatima che sono tutt’oggi meta di pellegrinaggi.
I costruttori medioevali, depositari del sapere mistico e di conoscenze di alchimia, cabala, geometria sacra, conoscevano il potere dell’acqua e la sua presenza salutare, fondamentale per determinare in quale punto dovesse sorgere una chiesa.
Ci fu un fiorire di magnifiche cattedrali gotiche, chiese, abbazie, erette sui luoghi ”alti” di energie terrestri. I pilastri delle navate centrali furono collocati sui punti di intensità maggiore di questa energia tellurica e gravitazionale.
L’ ambiente tetro dello stile gotico veniva armonizzato dalla luce propria sprigionata dai colori lucenti delle vetrate istoriate sostitutive delle pareti perimetrali, regalando un’esplosione di luce come il paradiso.
Il fascinoso popolo napoletano, impregnato di credenze, e superstizione e con una religione legata alla magia, per secoli definì la figura geometrica del triangolo Magico.
Nella tradizione esoterica napoletana, i vertici che concorsero a formare il triangolo di energie più intense sono tra il Convento di San Domenico, la statua del Nilo e la Cappella di San Severo, e la superstizione popolare napoletana avvalorò l’esistenza solo per strani fenomeni e presenze di singolari figure, con un’identità maschile e femminile.
Un Genius loci trasformato in spiritelli di varia natura, nati dalla fantasia popolare impregnata di malocchio: ‘O Munaciello” dispettoso e bizzarro; la“ Bella Mbriana, un’entità positiva, che abita protettivamente la casa di una famiglia è sentita e, a volte, vista come una bella donna molto ben vestita paragonabile alla fata delle favole dei bambini: la si vede camminare, spesso, sui cornicioni dei palazzi, vestita di bianco.
All’interno della casa bisogna lasciarle una sedia libera, perché potrebbe voler entrare, sedersi e riposarsi.
La Janara regina del folklore beneventano è invece insidiatrice delle porte (iaunia significa porta), dietro le quali ogni buon Napoletano conservava una scopa di saggina, così che la janara fosse costretta, dalla sua stessa natura, a contarne i fili fino al sorgere del sole che l’avrebbe costretta a fuggir via.
Tutti gli spiritelli napoletani sono alibi contro la perversione, che allontana la gente dalla seduzione, dalla possessione e da tutti gli attributi dell’occulto, dell’oscuro, del satanico, della stregoneria, delle paure e dalla fobia della morte.
Nella nostra società delle contaminazioni interculturali e della globalizzazione economica, l’identità dei luoghi è sempre meno distinta.
I nuovi spazi relazionali, come i centri commerciali, sostitutivi della piazza o dei tradizionali posti di ritrovo comunitari, sono diventati luoghi simbolici, inespressivi, pochissimo relazionali.
E allora abbandoniamoci al mistero alla ridda dei fenomeni che hanno fatto parte dell’umanità, delle civiltà scomparse, e dei vari simboli, dottrine, religioni, magie e lasciamo libertà ai genii loci, senza svelarne l’Arcano che ci sta e li continua a caratterizzare.
