14/04/2026
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Il divano di Massimo Troisi trova casa: dal film alla vita reale, un simbolo di accoglienza e memoria

Massimo Troisi in Ricominico da tre
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Il divano di Massimo Troisi, dopo anni di spostamenti e progetti incompiuti, trova casa al Centro Fernandes diventando simbolo di accoglienza, migrazione e memoria condivisa

di Bruno Marfé

Il 5 marzo non è mai una data qualunque. Quest’anno poi ricorrono i 45 anni dall’uscita di Ricomincio da tre, il film con cui Massimo Troisi insegnò che non si deve per forza ricominciare da zero: qualcosa di buono dal passato si può sempre salvare. Quel messaggio oggi vive anche attraverso un oggetto apparentemente ordinario: un divano della casa romana di Massimo.

Le “migrazioni” di un oggetto del destino

La mia storia con quel divano inizia per ragioni istituzionali. In qualità di dipendente del Comune di Napoli, ricevetti incarico di coordinare insieme al competente ufficio comunale il trasferimento delle suppellettili della casa romana di Massimo dal deposito di Castel Volturno a quello comunale, in vista della donazione annunciata dalla famiglia Troisi.

Fu in quel momento che notai il divano. Non come semplice arredo, ma come presenza viva, carica di memoria.

Così, il divano conobbe una prima tappa pubblica alla Casina Pompeiana, dove fu restituito alla sua dignità simbolica e divenne punto di attrazione e di racconto. Poi, conclusa quella fase, rientrò insieme agli altri mobili nei depositi del Palazzo delle Arti Napoli, dove avrebbe dovuto essere ricostruito lo studio romano di Massimo.

Ma quel progetto rimase sospeso e quando la donazione non si perfezionò, il divano, e tutte le suppellettili, rischiarono di tornare in un anonimo deposito, in attesa, nel silenzio, nell’incertezza.

Quel continuo spostarsi, tra decisioni annunciate e mai concluse, ha finito per trasformarlo in un vero “migrante fisico”: un oggetto che, come tante persone, ha conosciuto partenze, approdi provvisori e attese senza nome.

L’intuizione: migrazione e identità

L’idea che quel viaggio dovesse trovare un approdo diverso è maturata nel tempo, anche grazie a un incontro significativo con Mamadou Kouassi, la cui storia ha ispirato Io Capitano di Matteo Garrone, e che ha poi collaborato alla sceneggiatura del film.

Lo invitai a vedere Ricomincio da tre, e Mamadou rimase sinceramente sorpreso. Non si aspettava che un film del 1981 potesse parlare così profondamente di partenza, di spaesamento, di ricerca di sé. In quelle esitazioni ironiche e malinconiche riconobbe qualcosa di universale: il diritto di andare via non solo per necessità, ma per desiderio di conoscenza e dignità.

Fu allora che compresi che il divano – dopo tante migrazioni materiali – doveva trovare casa in un luogo dove la migrazione è esperienza quotidiana e accoglienza concreta. E per questo ne parlai con la sorella Rosaria che si convinse in meno di un attimo.

Il compimento: dal deposito al “Salotto Troisi”

Il 19 febbraio 2025, giorno del compleanno di Massimo, grazie dunque alla sensibilità di Rosaria Troisi, la donazione definitiva al Centro Fernandes ha dato finalmente compimento al percorso.

Non più oggetto sospeso tra progetti incompiuti, ma cuore del “Salotto Troisi”: uno spazio vivo, dove la memoria dialoga con il presente.

Oggi, a 45 anni da Ricomincio da tre, quel divano non rappresenta solo un frammento di passato. È diventato simbolo di integrazione, di approdo, di ripartenza consapevole.

Perché, come ci ha insegnato Massimo, non si ricomincia da zero.

Si ricomincia da ciò che vale la pena salvare.

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