Ferdinando Fuga: per i poveri vivi e morti – Servizio architettonico completo

Napoli – Re Carlo di Borbone (terzo per gli Spagnoli), come tutti sanno, commissionò all’architetto Ferdinando Fuga il grande Albergo dei poveri che avrebbe dovuto ospitare 8000 indigenti del Regno di Napoli. Il figlio di Carlo, re Ferdinando IV, commissionò allo stesso architetto un luogo dive seppellire i resti umani di questi sfortunati. Nacque così, nel 1763, l’originalissimo cimitero delle 366 fosse. Era un ampio quadrato che conteneva 360 fosse comuni che, insieme alle 6 realizzate sotto il peristilio di ingresso, fanno 366.366, numero magico? No 366 perchè i giorni dell’anno sono 365 e nell’anno bisestile, diventano 366.

Ogni fossa comune è numerata sol coperchio di chiusura in corrispondenza del giorno solare che deve vederla aperta. I morti di un preciso giorno venivano gettati nella fossa comune dedicata a quella giornata e i loro nomi venivano registrati. Alla mezzanotte, il tombino aperto veniva sigillato e veniva aperto quello della fossa adiacente: un faticoso lavoro perchè ogni tombino era in piperno ed era piuttosto grande e pesantissimo. Era un miglioramento che così otteneva la città perchè prima i morti degli indigenti venivano gettati nella fossa comune dell’ospedale Incurabili e la puzza della decomposizione dei corpi appestava una fetta del vicinato. I familiari, quando andò in funzione questo nuovo cimitero, perlomeno potevano andare a piangere i loro morti presso la fossa dove essi veramente erano stati inumati. E poi, ne trasse vantaggio anche il Bancolotto, perchè i Napoletani, quelli affezionati al gioco e alla mantica, venivano qui, a via Fontanelle al Trivio (Poggioreale, non Sanità) a indovinare i numeri che sarebbero usciti il sabato interpretando il rumore che faceva il “morto” quando il suo corpo veniva gettato nella fossa comune.

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