Cicerone fu un ottimo oratore, ma… le “Notae Tironianae”
Roman civilization, 1st century b.C.-1st century A.D. Marble bust of Marcus Tullius Cicero (31 b.C.-14 A.D.). [Roma, Museo Capitolino]
Il liceo ci ha permesso di conoscere tanti discorsi che l’avv. Marco Tullio Cicerone tenne non solo in Senato, ma in vari tribunali della Repubblica dei Romani.
Di lui conosciamo interventi focosi e aneddoti di vita.
Ma Roma già aveva avuto oratori e avvocati “di grido”.
Perchè tanta gloria a Cicerone?
I meriti sono senz’altro personali, ma anche la fortuna, spesso, è personale.
Cicerone aveva un liberto, Marco Tullio Tirone, che non solo sapeva scrivere bene e velocemente, ma era tanto intelligente da capire che il suo stilo non poteva essere veloce come la voce del suo ex padrone, che addirittura diventava furioso mentre parlava.
Si inventò, così, un modo semplificato di riportare sul papiro le parole che scorrevano impetuose come i fiumi: inventò, cioè, una scrittura abbreviata, una vera e propria STENOGRAFIA, che, dopo di lui, ebbe molto successo fino ad oltre il Medioevo, per circa 1600 anni.
Notae Tironianae, si chiamano queste abbreviazioni che hanno anticipato di 1800 anni la stenografia, e hanno dato un’idea a quella macchinetta che si usa oggi in Parlamento che si chiama Stenotypia.
Tirone, il liberto di Cicerone fu senz’altro un uomo molto intelligente, fu premiato dal padrone che gli donò la libertà, ma nessuno lo ricorda.
Cicerone, che tutti lo ricordano, fu due volte intelligente: la seconda volta per aver dato al suo servo la possibilità di perdere tempo a scrivere simboli astrusi che poi hanno consentito di riportare, pari pari, i parti dell’intelligenza studiosa di Cicerone, direttamente nella Storia.
