AMA LA VITA: ANCHE QUELLA DEGLI ALTRI

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di Elio Notarbartolo

Napoli non è solo mandolini e “pizza c’a pummarola”. Conserva valori e bellezze non solo materiali. Non sempre vengono valorizzate le sue virtù, anzi, spesso vengono dimenticate. E’ il caso dell’antico Ospedale degli Incurabili. E’ situato proprio nel più antico nucleo della città, proprio al di sopra di un bel tratto delle Mura greche che circondavano il primitivo abitato, al di sopra di via Foria. Il suo nome completo è “Ospedale S. Maria del Popolo degli Incurabili”.

Chi erano gli Incurabili’? Erano tutti quelli che non potevano curarsi per indigenza e povertà. L’ospedale fu fondato nel 1522, da una nobildonna catalana, Maria Lorenza Longo e nessuno si permise di catalogarla come una “buonista”. Allora specialmente le donne erano “buoniste”: così, al giorno d’oggi, sono chiamati, con un certo disprezzo da parte di politici e borghesi poco inclini alla riflessione, coloro che hanno a cuore anche la vita degli altri. Anche noi siamo orgogliosi di appartenere a questa quasi schernita schiera di cittadini, e, per questo tipo di “militanza”, ci fa piacere ricordare una scritta del Cinquecento che ancora oggi potete leggere all’ingresso del Reparto Maternità dell’Ospedale degli Incurabili:“Qualsiasi donna ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purchè incinta, bussi: e le sarà aperto”. Questa scritta, anche se dimenticata dagli stessi Napoletani, fa ancora onore alla città, come fa onore ad essa tutto l’ospedale degli Incurabili, colpevolmente dimenticato dalle Autorità cittadine. Esso è un patrimonio, anche morale di Napoli che vale la pena valorizzare a ribadire gli alti valori che, da sempre, sono stati coltivati nella nostra città: non da oggi, ma dagli oltre duemilacinquecento anni della sua vita.


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