GUARDA MEGLIO: IL BICCHIERE È MEZZO PIENO
LIBERARSI DELLA TOSSICITÀ, NON LAMENTARSI E ADOTTARE UNA MENTALITA` POSITIVA
Salute, ricchezza, bellezza e genio non sono creati, bensì manifestati dall’organizzazione delle vostre menti, ossia dal concetto che avete di voi stessi. Il concetto che avete di voi stessi e l’unica cosa che accettata vera per voi”
Neville Goddard ‘The Power of Awereness”
Quanto ci piace lamentarci? Diciamolo, recriminare e piagnucolare rappresentano tratti caratteristici dell’umanità. Ma a quanto serve? La vita oggi è estremamente stressante. In un mondo così frenetico e competitivo, siamo di fronte a continue sfide che aggiungono quotidianamente livelli di stress alla nostra complicata esistenza. E noi come affrontiamo tutto ciò?
Il nostro primo istinto è proprio quello di lamentarci. In qualche modo è diventata una reazione naturale. Probabilmente non c’è un giorno in cui non ci si lamenti almeno diverse volte (provate a contarle). La ricerca mostra che in media durante una conversazione, ci lamentiamo l’ un l’altro almeno una volta al minuto.
Socialmente ci piace perché è un modo semplice di relazionarsi. “Niente unisce le persone più fortemente di una comune antipatia. – ha affermato Trevor Blake, imprenditore britannico, autore di Tre semplici passi: una mappa per il successo nel lavoro e nella vita – Il modo più semplice per costruire amicizia e comunicare è attraverso qualcosa di negativo”. Per molti, lamentarsi è solo un altro modo per liberare lo stress. O almeno così abbiamo sempre pensato. In realtà è il contrario: lamentarsi aumenta lo stress e l’ansia e interferisce con la nostra capacità di pensare lucidamente ed eseguire i nostri compiti al meglio. Secondo una ricerca della Stanford University, quando ci si lamenta il cervello rilascia ormoni dello stress che danneggiano le connessioni neurali. In particolare questo influisce sulla risoluzione dei problemi del cervello e su altre funzioni cognitive.
Travis Bradberry, autore di Intelligenza emotiva 2.0, ci dice che “le lamentele ripetute ricablano il cervello per rendere più probabili le lamentele future. Nel tempo, si scopre che è più facile essere negativi che positivi, indipendentemente da ciò che accade intorno. Lamentarsi diventa il comportamento predefinito, che cambia anche il modo in cui le persone ci percepiscono”. La ricerca americana ha dimostrato che il lamento riduce l’ippocampo, l’area del cervello fondamentale per la risoluzione dei problemi e il pensiero intelligente. Il danno all’ippocampo fa temere fa paura, soprattutto se si considera che è una delle aree cerebrali primarie distrutte dall’Alzheimer. E indovinate un po’? Non importa se ci si lamenta o si subiscono le lamentele altrui, in entrambi i casi questo causa danni, perché succede la stessa cosa quando si sente qualcun altro lamentarsi. È esattamente come inalare il fumo passivo.
La lamentela fa bene solo nella misura in cui ci aiuti a focalizzarci su una situazione che vogliamo risolvere e sulla quale poi agiamo immediatamente, liberandoci del problema. Oggi, nella cosiddetta epoca dell’incertezza, dell’instabilità e della provvisorietà`, molti mental coach o motivatori sottolineano come lo stress ponga una miriade di minacce al benessere fisico ed emotivo a lungo termine. Wayne Dyer, autore di fama internazionale scomparso pochi anni fa, e definito da molti “padre della motivazione” ha fatto del potere dei pensieri uno dei suoi principi fondamentali. Dyer trascorse un’infanzia difficile tra orfanotrofi e case-famiglia, superando molti ostacoli per realizzare i propri sogni dedicò la sua vita a condividere le sue conoscenze, aiutando milioni di persone in tutto il mondo attraverso i suoi libri. Sosteneva che amare se stessi, e quindi accettarsi, voglia dire non lamentarsi: “le persone che funzionano a pieno ritmo non si lamentano mai, e in particolare non si dolgono che gli scogli siano duri, che il cielo si annuvoli, che il ghiaccio sia troppo freddo. Accettare significa non trovare da dire; la felicità significa non lamentarsi di quello per cui non c’è niente da fare. Le lamentele sono il rifugio di coloro che non hanno fiducia in se stessi”. E a proposito di persone sicure di sé e che funzionano a pieno ritmo, ci sono diverse filosofie di pensiero che enfatizzano l’importanza di escludere il lamento dalla nostra vita per il raggiungimento dei nostri desideri. Secondo il buddismo di Nichiren Daishonin, la lamentela “non produrrà altro che mancanza di forza vitale e sconforto”. Il Daishonin, monaco giapponese del XIII secolo, affermava, infatti, che nessuno in questo mondo può eludere le difficoltà. E che la realtà quotidiana è costellata da una infinita serie di problemi, che dovremmo affrontare tutti con coraggio e con l’incrollabile certezza che riusciremo a vincere qualsiasi difficoltà e a diventare senza dubbio felici. Una famosa frase del monaco buddista, che secondo me racchiude tutto, dice cosi`: “La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore”. Ciò che piantiamo dentro di noi e nella nostra mente è tutto, è ciò che poi cresce dentro di noi. La mentalità è come coltiviamo il terreno per renderlo fertile.
Il nostro dialogo interiore può accrescere la nostra fiducia o demolirla. La cosa importante per ciascuno di noi è dunque la scelta dei pensieri giusti. Se avremo pensieri felici, saremo felici, se alimentiamo pensieri negativi allora falliremo. “You gotta nourish in order to flourish”, si dice in inglese. E allora piantiamo i semi del successo nella nostra mente, nutriamoci di pensieri positivi, come probabilmente quasi tutti eravamo abituati a fare con naturalezza da bambini. Vi sfido a rinnovare il vostro pensiero. Iniziate in piccolo. Raccontatevi una cosa positiva ogni giorno per tre mesi o per quanto a lungo vogliate. Quindi, aggiungete un’altra cosa positiva. E poi un’altra ancora. Siate grati, fate pratica ogni giorno e vi prometto che presto una trasformazione busserà alla vostra porta.
Siamo qui, siamo vivi, non lamentiamoci.
Gilda Notarbartolo
