09/03/2026
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NAPOLI: TANGENTI E APPALTI TRUCCATI PER 22 MILIONI DI EURO: PERQUISIZIONI E SEQUESTRI

Foto CP Napoli

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I militari della Guardia Costiera, su disposizione della Procura della Repubblica di Napoli hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare, 1 interdizione dai pubblici uffici per 12 mesi nonché numerose perquisizioni e sequestri a carico di imprenditori e funzionari pubblici dell’Autorità Portuale di Napoli, nell’ambito di una ampia e complessa inchiesta che vede coinvolti decine di indagati.

La Procura della Repubblica di Napoli, ha coordinato le indagini condotte dalla Capitaneria di Porto

– Guardia Costiera di Napoli che, per oltre 2 anni, ha effettuato serrate ed articolate attività di polizia giudiziaria anche utilizzando sofisticati sistemi di intercettazione telefonica, informatica ed ambientale. L’inchiesta, ha accertato che circa 22 milioni di euro di appalti sono stati oggetto di turbativa d’asta ad opera di una associazione per delinquere che ha strutturato un sistema illegale composto da dipendenti corrotti dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, ed imprenditori senza scrupoli.

L’operazione “CRIPTOCORRUZIONE 2.0”, prende il nome dal fatto che imprenditori e funzionari corrotti utilizzavano un linguaggio in codice, nonché da una sostanziale “evoluzione” del sistema corruttivo.

I militari della Guardia Costiera di Napoli, hanno disvelato l’evoluto sistema illegale attraverso una acuta analisi delle migliaia di conversazioni telefoniche ed ambientali, decriptando le varie parole in codice utilizzate per tubare le gare d’appalto e per accordarsi sulle tangenti.

I primi risultati dell’indagine portavano già nel maggio 2017 alla confessione del Responsabile dell’Ufficio Manutenzioni dell’ Autorità Portuale di Napoli – Sig. G.D. – , il quale di fronte alle inequivoche evidenze degli investigatori della Guardia Costiera, ammetteva di aver intascato 40.000 euro di tangenti confermando altresì che vi era un vero e proprio sistema di appalti truccati e corruzione.

Le indagini evidenziavano le diverse metodologie con le quali corrotti e corruttori riuscivano a manipolare gli appalti.

Un primo sistema utilizzato dai funzionari corrotti era quello di creare ad arte fittizie urgenze così da poter utilizzare più snelle procedure di gara. Dette procedure semplificate consentivano ai funzionari pubblici corrotti di concordare preventivamente con le ditte colluse gli importi dei lavori nonché la ditta che si doveva aggiudicare l’appalto.

Altro astuto sistema era quello di gonfiare l’elenco delle ditte da invitare per gli appalti. Detto elenco veniva gonfiato attraverso l’inserimento di ditte che erano solo formalmente ed apparentemente diverse ma che, invece, sono risultate ditte intestate a prestanomi cd. “teste di legno” e facenti parte del medesimo cartello delle società colluse.

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