• November 14, 2018
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E’ FORTE L’ASSE CULTURALE TRA NAPOLI E VASTO

gabriele smargiassi

La famiglia D’Avalos, napoletana di origine, ebbe grossi feudi in Campania e in Abruzzo, ed ebbe modo di dar luogo ad architetture scenografiche di grande impatto ambientale come il castello di Procida, quello di Baia e quello di Pietra Vairano, oltre al bellissimo palazzo D’Avalos a Vasto , quello a Napoli e in altre parti della regione Abruzzo dove onorò il feudo di Pescara.
I vincoli culturali tra Napoli e Vasto continuarono, nel tempo, in tono minore fino all’Ottocento quando pittori di fama addirittura internazionale come i fratelli Palizzi e Gabriele Smargiassi tutti nativi di Vasto, riannodarono i vincoli artistici tra le due città.
In particolare, Gabriele Smargiassi, che aveva insegnato pittura al futuro Napoleone III, divenne titolare della cattedra di pittura all’Istituto di Belle Arti di Napoli alla morte di Antonio Pitloo, suo maestro e fondatore della scuola di Posillipo.
Egli continuò nel paesaggismo e nei colori che caratterizzano i pittori di questa scuola, e contribuì a far conoscere Napoli e i suoi dintorni in tutta Europa.
Aveva imparato a introdurre nei suoi quadri figure di artigiani e popolani uscendo dagli schemi della pittura di corte delle cacce e degli interni di chiese e di regge. Tuttavia conservò una certa soggezione verso l’architettura antica, subendo il fascino romantico dell’epoca d’oro in cui gli uomini avevano costruito monumenti che ora gli apparivano come espressione di una umanità sensibile e avvolta da quell’alone di solitudine e malinconia che quei monumenti ispiravano.
La pittura fuori delle Accademie gli suggerirono quei colori affascinanti che attrassero tanti estimatori a Roma, a Parigi e in Russia dove la sua arte portò l’aria di Napoli e quella, quasi gemella, della sua città natale, Vasto.
E Vasto è giustamente ricordata come cofondatrice di quella scuola che prese il nome di scuola di Posillipo, nome dato, con un certo qual senso di spregio e alterigia, dai pittori che continuavano a dipingere secondo i canoni vecchi e ormai antiquati, cancellati, di fatto da quelle esplosioni di colore degli Impressionisti di Parigi e dei paesaggisti della scuola di Posillipo, ancora oggi famosa in tutto il mondo.

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