I Presepi: religiosi-popolari, religiosi-borghesi, borghesi, nobiliari

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di Elio Notarbartolo

Forse san Francesco aveva già visto la rappresentazione del presepe, cioè, del gruppo Maria- Giuseppe-Bambin Gesù in varie chiese o parrocchie in Italia. Nel 1025 si parla già di una chiesa di Napoli “ad praesepem” ma lo spirito religioso dei contadini in particolare ha sempre amato una rappresentazione per loro così importante, anche dopo lo scontro degli iconoclasti che spezzò in due il variegato mondo cristiano delle Origini che non ancora aveva canonizzato il Vangelo, o meglio, “i Vangeli” e la Bibbia.

Aveva bisogno di sottolineare la povertà della Sacra Famiglia, per spingere la ineguale società sua contemporanea ad avere considerazione e rispetto anche per gli ultimi. Aveva bisogno di sottolineare alla gente la povertà della Sacra Famiglia, per spingere la ineguale società, sua contemporanea, ad avere considerazione e rispetto anche per gli ultimi.

I Vangeli avevano già aggiunto la annunciazione degli angeli ai pastori che vegliano le greggi, e la stella cometa che annunciava l’Avvento ai Saggi e agli intellettuali. Il popolo aveva già introitato la natura anche divina di Gesù e la speranza che la sua venuta significava per chi viveva con il terrore e l’orrore della morte e della solitudine. Man mano, la sacra rappresentazione si andò arricchendo di personaggi per sottolineare la diversa acquisizione del messaggio cristiano da parte degli uomini.

Era necessario rappresentare i “buoni” cioè quelli che avevano fatto tesoro del messaggio cristiano con fede e disposizione positiva verso il prossimo, e quelli che erano rimasti indifferenti alla “buona novella”. Ecco che compaiono, nella rappresentazione popolare, la taverna, l’oste e i commensali, quelli che continuano a svolgere il loro lavoro nonostante il cielo si sia riempito di angeli e la luce della cometa abbia oscurato quella della luna: la lavandaia, il maniscalco, il venditore ambulante, e tanti altri.

Ci devono essere, all’opposto, quelli che hanno capito subito il significato della novità e, si recano, nel presepe, alla grotta per ringraziare il “divino” che si era fatto uomo, per professare la solidarietà con chi ha bisogno: sono i cosiddetti “portatori” che vanno ad offrire doni alla Sacra Famiglia, Poi ci sono quelli che esprimono la meraviglia davanti alla supernaturale presenza degli angeli in cielo. Affida, infine, al popolo tutto questo e sarà il dialetto del popolo a trasformare in mille invenzioni questa carica. Mettici tanti artigiani (che sono veri e propri artisti della formatura, della coloritura, del vestito e ti troverai nel più rumoroso, nel più vociante mercato che Napoli può apparecchiare. Ma hai conservato un po’ di sensibilità fanciullesca? E allora, pure tu ti sentirai immerso nella necessità di dare forme e colori al presepio, o solo di andare a vedere il presepio.

Ma sto parlando del presepe popolare napoletano che un sapore religioso l’ha sempre conservato. I nobili, gli intellettuale e i parvenus, invece, colsero il piacere che il giovane Carlo di Borbone, nuovo re di Napoli, a partire dal 1734, provava davanti al presepe, e si dettero a realizzare presepi sontuosi, larghissimi, pregevolissimi comprando l’arte di personaggi adusi ad esprimere la loro arte nel marmo, come il Sammartino, l’autore del Cristo Velato, ancora oggi osannato da Napoletani e turisti, oppure nel legno, o come Giovanni Merliani, o Giovanni da Nola, che, già a metà 400, approntò per Jacopo Sannazzaro e la sua chiesa di santa Maria del Parto, ben 70 figure di personaggi presepiali ad altezza naturale, dove la religiosità era relegata alla sola presenza della Sacra Famiglia.

I Re Magi e il loro sontuoso seguito fu la materia su cui si sbizzarrì la creatività di artisti noti e ignoti, che contribuirono a fare uscire il presepe dalla mera dimensione religiosa e popolare.Nella case del popolo, a lungo si celebrò la funzione sacra del Natale dove, a mezzanotte, la famiglia civile andava a deporre il neonato nel pagliericcio della grotta ripetendo la preghiera a Gesù Bambino e alla Sacra Famiglia e ripetendo in coro la filastrocca di sant’Alfonso Maria dei Liguori-Ora è la borghesia che, episodicamente, ripete la prassi di approntare un piccolo presepe familiare. Tutto si è affievolito, anche la passione per i “pastori, che non sono più di creta, non hanno più significative espressività, ma servono a dare colori episodici ad uno “scoglio” prefabbricato e, forse, un po’ anonimo.

Accontentiamoci della folla che va a vedere cosa stanno facendo di nuovo gli artigiani presepiali di san Gregorio Armeno: quest’anno hanno preparato le statuine dei Maneskin. Si, perchè, secondo gli intenditori, il presepe non è ubicato per forza a Betlemme va ben oltre il secolo in cui nacque Gesù, e continua nel tempo, fino al giorno d’oggi.


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