Film su Troisi: “Da domani mi alzo tardi”. Intervista al regista Stefano Veneruso, nipote del grande attore

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a cura di Lisa Terranova

Nipote d’arte dalla indiscutibile bravura, Stefano Veneruso classe 1968 condivide con uno degli attori più immensi della scuola teatrale e cinematografica napoletana l’albero genealogico. Nipote del grande Massimo Troisi, Veneruso è regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano, tanti i successi nella sua carriera tra cui il film campione di vendite realizzato 15 anni fa insieme ad altri grandissimi registi come Spike Lee,Ridley Scott, John Woo, Emir Kusturica: “I bambini invisibili”,  che  raccontava la condizione dei bambini in varie parti del mondo. Da quest’anno nella rosa delle sue opere entra il film “Da domani mi alzo tardi” con John Lynch e Gabriella Pession. La proiezione del trailers in anteprima mondiale è andata in scena al Premio Massimo Troisi. Nella famosa kermesse sangiorgese Veneruso ha messo in scena anche lo spettacolo teatrale “Troisi poeta Massimo”.  Sua la regia del film, ispirato al romanzo omonimo di Anna Pavignano, storica sceneggiatrice di Troisi e sua compagna per molti anni. Il lavoro raccoglie l’essenza dello spirito del grande attore ed è ambientato tra il nord America e il napoletano (naturalmente anche nella sua San Giorgio a Cremano). Il film è incentrato sulla personalità di Troisi e sul suo modo originale di porsi alla vita. “Massimo era bello anche nei suoi silenzi” il ricordo di Veneruso, questo e molto altro il regista ha raccontato nella nostra intervista.

Essere il nipote di Massimo Troisi, quanto ha influito nella sua vita?

Ha influito notevolmente soprattutto  nella parte umana, è stato un esempio di come stare meglio al mondo, perché Massimo ha vissuto molte difficoltà. L’esempio più bello che ha dato a tutti noi è che “le ha prese ma le ha anche ribaltate”.  Ha costruito un percorso straordinario attraverso il teatro, il cinema, la tv. Per me è stato un esempio unico e fondamentale. 

Stefano Veneruso – regista

Un ricordo che lo lega all’immenso attore? 

Quando lavoravo in produzione da lui a soli 20 anni, spesso nel pomeriggio quando era solo mi chiamava e pranzavamo insieme. Quando non potevo per il troppo lavoro in ufficio e declinavo l’invito, lui mi rispondeva “io song o padron” e poi rideva. A quel punto mi recavo da lui e dopo aver mangiato guardavamo dei film insieme. Era il periodo dei film impegnati di Bergman durante i quali non si poteva parlare. Lui di tanto in tanto mi sorrideva come per dire “ti è capitato questo”. Massimo era bello anche nei suoi silenzi.

Cosa lo ha spinto a realizzare un’opera teatrale e cinematografica dedicata a suo zio e soprattutto cosa lo ha emozionato nel ripercorrere la sua vita?

L’opera teatrale è nata nel tempo, perché erano anni che volevo ripercorrere la sua vita con filmati privati ripresi da me, con testi scritti insieme a Pino Daniele e a quelli realizzati con Enzo De Caro e Lello Arena, che pochi conoscono, e  toccano tematiche intense. L’idea è nata anche grazie alla raccolta degli articoli dei giornali risalenti agli anni ’70 e ’80. In tutto questo è riconoscibile il suo talento, la sua genialità dove racconta la sua Napoli, la sua concezione sull’amore e sulla religione. Il film “Da domani mi alzo tardi” è nato invece in seguito ad una folgorazione dopo aver letto il romanzo di Anna Pavigliano.  Si racconta Massimo e la sua storia d’amore vissuta intensamente e in maniera intelligente dopo la sua fine. Una storia che rivive anni dopo, Anna ha immaginato che Massimo non fosse morto e che fosse ritornato a fare cinema dopo l’intervento al cuore. Con questa premessa, inizia il film con un Massimo 50enne che ritorna dagli Stati Uniti dopo 10 anni di assenza. Nel film c’è un brano inedito di Pino Daniele, per me tutto questo è molto emozionante soprattutto quando ricordo quello che diceva Massimo a proposito del grande cantante: “Quando fa una canzone io faccio un film”.  E invece qui succede una cosa incredibile, questa canzone sembra esser stata composta dopo le riprese del film, con il quale si integra senza essere didascalica. Voglio precisare che il film non è biografico ma è ispirato alla personalità di Massimo.

Quali sono i suoi progetti futuri?

I progetti futuri sono due film ai quali ci lavoro da anni, uno è ambientato durante la Shoah:“Sette nani ad Auschwitz”, ispirato alla storia vera di sette fratelli nani, noti nel jazz degli anni’30 e finiti nelle mani di Josef Mengele al campo di concentramento. L’altro invece racconta di un ragazzo ebreo ortodosso che parte da Israele alla ricerca di suo padre in Italia dopo aver scoperto che è ancora vivo.

L’articolo è tratto dalla rubrica “Maschere e velluto” all’interno del numero di gen/feb. 2021 della nostra rivista


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