L’ULTIMA GRANDE VITTORIA DELL’IMPERO ROMANO DI OCCIDENTE: i CAMPI CATALAUNI

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Ancora ai giorni nostri ci sono alcuni capi di governo che sottovalutano le potenzialità del prestigio e della diplomazia.
Prestigio e diplomazia portarono le armi romane ad avere un clamoroso successo sul più feroce dei predoni che, intorno al 450 si aggirava tra l’Ungheria ,i Balcani, l’Italia e la Gallia, non in cerca di territori (gli Unni non erano conquistatori), ma di facili prede, sfruttando la loro superiorità numerica e organizzativa in tema di bande armate.
Ezio fu l’ultimo grande condottiero dell’Impero Romano d’Occidente e a lui si ascrive il merito della vittoria romana su Attila ai Campi Catalauni, in Gallia.
L’esercito romano era fortificato da una forte componente di Visigoti e da alcuni reparti di Alani.
Attila aveva con sè gli Ostrogoti e una grande presunzione.
Sapeva che la concentrazione opposta era forte ma volle assolutamente lo scontro.
Attila era andato in Gallia convinto di poter fare un facile bottino: sottovalutava le capacità diplomatiche dei Romani e del loro comandante Ezio che, per la verità, disponeva di un esercito raccogliticcio di Romani e di altri pochi barbari su cui non si poteva fare grande affidamento.
Ezio, però, aveva quella credibilità che convinse i Visigoti ad accettare a dargli man forte.
Mal glie ne incolse ad Attila che, dopo lo scontro campale si rifugiò nel suo accampamento, subito cinto di assedio.
La fortuna volle che il re dei Visigoti, Teodosio, cadesse da cavallo e fosse travolto dai suoi stessi soldati lanciati all’inseguimento degli Unni ormai in rotta.
Solo durante l’assedio del campo di Attila ci si rese conto della morte di Teodosio.
Attila aveva addirittura preparato la pira che avrebbe dovuto bruciare il suo corpo, visto che assolutamente non voleva cadere prigioniero dei nemici.
Sopraggiunse l’errore politico di Ezio che lo salvò.
In realtà Ezio temeva più i Visigoti che Attila.
Di fronte alla morte di Teodosio, fu lui a dire al figlio di Teodosio di lasciare l’assedio per recarsi subito nei territori della Gallia per farsi proclamare re in successione di suo padre, prima che lo facessero i fratelli.
I Visigoti si allontanarono dal teatro dell’assedio e Attila potè scampare alla morte.
Attila, una volta riconquistata man libera, avendo capito che la Gallia non poteva essere facilmente depredata, l’anno dopo (451 d,C,) si diresse in Italia, anche perchè direttamente chiamato dalla sorella dell’imperatore Valentiniano III che la teneva praticamente segregata.
E fu un gran regalo di denaro che lo fermò dal devastare Roma: altro che fede, papa leone e altre fandonie che i nostri libri di Storia continuano a raccontare.


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