• November 13, 2019

LA GLORIA NASCOSTA NON E’ IL RESTO DI NIENTE: VIGLIENA

forte di vigliena

C’era una volta un’epoca in cui i giovani avevano ideali e coraggio per battersi per essi.
Veniva quest’epoca dopo, che per secoli e secoli, l’organizzazione feudale del sistema di potere aveva calpestato principi di giustizia e addirittura di dignità dell’Uomo, tanto che la massima parte di essi erano chiamati sudditi e godevano, spesso solo formalmente, di pochissime facoltà all’interno della società tiranneggiata da principi, duchi, marchesi e conti, oltre che da ecclesiastici che, in pratica, si potevano permettere qualunque prevaricazione nei confronti del popolo.
Piano piano , sulla scorta di studi e ricerche di scienziati, artisti e filosofi, si formò una vera e propria coscienza di quanto fosse ingiusto questo tipo di società: in America scoppiò la Rivoluzione americana e, 13 anni dopo, nel 1789, la Rivoluzione francese.
I principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità infiammarono gli spiriti più sensibili e anche a Napoli, come a Procida, a Messina e in tutto il regno di Sicilia, nacque una insurrezione che portò alla formazione della Repubblica Partenopea.
Era il 1799 e re Ferdinando IV dovette fuggirsene in Sicilia.
Di lì, con l’aiuto di Austriaci, Russi e Inglesi, egli organizzò un esercito forte di 25000 uomini che percorse le campagne e si presentò sotto le fortificazioni di Napoli.
Napoli aveva 7 forti: 5 sono quelli conosciuti da tutti, compreso il forte del Carmine oggi semidistrutto. Gli altri due furono costruiti uno a Nisida a cura del vice Rè Pedro da Toledo ( ma, nel 1656, questo forte fu destinato alla funzione di lazzaretto a causa della famosa, terribile peste) e l’altro fu costruito, ad est di Napoli, da Zuniga conte di Vigliena.

Vigliena si chiamò questo forte.
Fu quello che incontrarono per prima i soldati calabresi di Ferdinando IV.
140 Cacciatori, anch’essi Calabresi e Repubblicani, si assunsero il compito di rallentarne l’avanzata dei realisti. E la rallentarono.
Quando erano ormai rimasti in pochi, il comandante Toscano, oppure l’Ufficiale Martelli, non si sa bene, decisero di non cadere prigionieri e di fare quanto più danno possibile all’esercito reale.
Dettero fuoco alle polveri: morirono tutti, meno un certo Fabiani che ebbe il tempo di tuffarsi a mare. Ormai erano rimasti in meno di 60. ma l’esercito reale che assediava il forte subì molto più di 60 vittime.
Purtroppo a vincere furono i realisti. 
A questi 140 eroi, morti per difendere i loro ideali per una nuova società che abbattesse il feudalesimo e tutte le sue storture, Napoli, e la stessa Calabria, non ancora hanno reso gli onori che tutta l’Umanità deve loro.
Sembra che oggi, parlare di ideali sia una cosa ridicola.
Perciò lo facciamo, ben sapendo che non è ridicolo ma è drammatico lo stato di coscienza della nostra società.

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