• November 21, 2019

LA AFRODITE DI TARANTO E LA CONTESSA CHE SI FECE REGINA

Maria D'enghien

Gli antichi Greci hanno sempre preso in giro i Tarantini per quella dea Afrodite che essi veneravano a Taranto: la sua immagine, contrariamente a quanto succedeva in tutta la Grecia, non aveva belle membra esposte a suscitare la cupidigia amorosa degli uomini, ma erano racchiuse dentro marziali armi da guerra.
Lazzi, epigrammi e battute comiche hanno accompagnato la storia di Taranto, dalla sua fondazione, circa 400 anni prima di Cristo, al Rinascimento, 1500 anni dopo Cristo.
Perchè questa Venere guerriera?
Perchè le donne di Sparta che poi vennero a formare la colonia di Taranto, dovettero difendere Sparta, prima dai Messeni che sapevano che gli Spartani stavano assediando proprio Messene, e poi dagli Spartani stessi che erano venuti in loro soccorso ma non le avevano riconosciute sotto le corazze e gli elmi di guerra.
Questa Afrodite di Taranto deve aver molto influenzato la contessa di Lecce, Maria di Enghien, che aveva sposato il principe di Taranto, Raimondo Orsini, un grande guerriero e il più potente feudatario del regno di Sicilia.( il regno di Napoli continuava a chiamarsi Regno di Sicilia)..
Alla morte del marito, Raimondo Orsini, il re Ladislao pensò che fosse facile conquistare Taranto e i suoi dintorni: mandò un esercito a prenderla, alla guida di Alberico da Barbiano, uno dei più rinomati capitani di ventura.
Il capitano fu sventurato perchè la contessa si mise alla testa dei Tarantini e sbaragliò l’esercito dei Napoletani per ben due volte.
Ladislao pensò di prendere Taranto dal mare, ma anche sul mare i Tarantini e Maria di Enghien impedirono l’ingresso alla città.
Ladislao allora organizzò un esercito ancora più potente, pensando così di terrorizzare Tarantini e contessa: niente da fare.
Il re, allora fece portare sotto le mura di Taranto uno dei primissimi cannoni che riuscì ad aprire un varco nelle mura. Quando però i soldati di Ladislao si precipitarono attraverso quella breccia, trovarono di nuovo i Tarantini, per nulla spaventati, che, con i loro archi, fecero strage dei soldati che incautamente erano venuti avanti.
Addirittura i Tarantini guidati dalla contessa e da un suo congiunto, uscirono fuori le mura e attaccarono l’esercito assediante e inflissero una dura lezione al duca d’Atri che comandava i Napoletani che perse molti dei suoi soldati e se ne tornò a Napoli..
Ladislao non poteva permettersi di subire l’onta di una sconfitta sul campo da una donna. 
Si, va bene, la tradizione della Afrodite guerriera è universalmente conosciuta come patrimonio di Taranto, ma il re di Napoli è il re di Napoli.!
Passato una anno, eccolo di nuovo sotto le mura di Taranto con 7000 cavalieri e un numero esagerato di fanti, sette navi pesnti e sei galere.. assedio per mare e per terra!
Niente da fare. 
Si spendevano solo denari e tempo: Taranto non cedeva e il re era allo stremo delle risorse economiche.
L’idea vincente venne ad un barone napoletano, Gentile di Monterano: “e se il re Ladislao cedesse la mano di Maria di Enghien? Lei era vedova, lui era vedovo di Costanza di Chiaromonte e aveva lasciato Maria di Cipro: formalmente non c’erano ostacoli.
Furono aperte le trattative, prima segretamente, poi Ladislao mandò alla contessa il suo anello di fidanzamento: una fede di oro massiccio tempestata di rubini.
Tre giorni dopo il re si presentò alla porta di Taranto con il suo seguito vestito a festa.
Maria lo aspettò sulla porta: era tutta vestita di arme. e, in un catino d’oro ,porse le chiavi della città. 
Ladislao le pose sul cimiero una corona di gemme.
L’indomani , nella cappella di san Leonardo si sposarono.
” E non pensate che il re, una volta avutavi nelle mani, vi può mandare a morte?” le chiese una delle ancelle più fidate.
“Non me ne curo, rispose Maria, che, se moro, moro regina” le rispose Maria d’Enghien.
E fu regina di Napoli: trascuratissima dal marito , ma regina.

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