Quella strana abitudine di rispondere sempre No

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Quali paure si nascondono dietro i nostri “NO”?

a cura della Dott.ssa Marina Costagliola

La volta scorsa trattammo della tematica del “rispondere sempre Si” quando, invece,  si vorrebbe dire di no. Oggi invece spostiamo l’attenzione alla situazione contraria ma affine: coloro che dicono sempre No? Come sta chi lo utilizza spesso?

Vi è mai capitato di dire di No a prescindere, senza valutare la situazione in questione, senza considerare se quella proposta potesse essere allettante, se potesse rappresentare un’opportunità o una nuova scoperta? Sicuramente può esservi capitato che, in quella particolare circostanza, anche il vostro istinto suggeriva di considerare l’idea ma, chissà per quale motivo, per voi doveva essere, e sarebbe stato, un secco No.

A me è capitato. E’ capitato di dire di No pur sentendo che  non era del tutto opportuno, e pur sentendo che sarebbe stato uno spreco. Uno spreco perché vivere quella situazione poteva essere, per me, un’occasione di scoperta e di crescita.

E allora, come mai spesso ricorriamo al No come un guerriero che erge il suo scudo per proteggersi? Protezione da cosa?

Probabilmente dalla paura: dalla paura di non essere all’altezza di quella situazione, dalla paura del nuovo, dalla paura di sbagliare, dalla paura di provare vergogna, dalla paura di non potersi più tirare indietro etc., insomma da quelle emozioni e quelle credenze di cui in realtà non abbiamo esperienza ma che, in via ipotetica, pensiamo di provare.

Quindi a cosa serve il No?

 Il No ci evita la scomodità di stare in queste sensazioni, ci tiene in una zona di comfort in cui ci sentiamo al sicuro, ci evita di provare paura, frustrazione, imbarazzo, dolore, ci tiene in una ipotetica bolla in cui nulla accade.

Ma è davvero del tutto così? Davvero non ci accade nulla? Provate ad osservare come siete stati quando avete pronunciato quel No che in realtà non era sinceramente sentito, ne’ sostenuto da motivazioni  nette e convincenti. Cosa avete provato?  Un pizzico di dispiacere? Un senso di rinuncia? Un dubbio che vi ha fatto pensare: “ma se avessi detto si”?

Quello che succede è che per non sentire ci mettiamo in prigione e guardiamo il mondo dalla finestrella della nostra cella.

Ricordo benissimo una volta in cui ricevetti un invito che, subito, declinai ma poi, ripensandoci, accettai.

Quando dissi di si, per un attimo, avrei voluto rimangiarmelo perché, ad una ad una, stavano affiorando tutte le sensazioni scomode. Ad un certo punto, però, mi resi conto che insieme alla paura c’era l’euforia. Respiravo anche meglio e sentivo un senso di potere, non stavo guardando il mondo dalla finestrella ma ne ero nel mezzo e, in quell’occasione che poi ho vissuto, mi capitò una cosa inaspettata e bellissima. Ringrazio ancora me stessa per non aver detto No.

Quello che cerco di dire è che spesso le opportunità stanno proprio in quelle paure e in quei timori a cui forse è meglio aprire la porta e far entrare, e che se si decide di rischiare e di scendere in campo,  dandosi così  l’opportunità di vivere l’esperienza, quelle stesse paure e timori si trasformano in potere decisionale che ci porta fuori dalla cella e fa respirare aria nuova e fresca.

L’articolo è tratto dalla rubrica “A fondo nella mente” all’interno del numero di gen./feb. 2021 della nostra rivista.

La dottoressa Costagliola fa studio a Napoli in zona centro storico e in zona ospedaliera. Per eventuali contatti il suo indirizzo e-mail è marina.costagliola@gmail.com


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