Musiche e parole in memoria di peppe ortano

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Edoardo Amirante in concerto il 10 maggio ad Aversa

di Vincenzo Martongelli

Nel primo palazzo costruito in cemento armato della Campania, Cinema Teatro Cimarosa, in barba al mondo delle sale cinematografiche che stanno  per finire, e che espongono solo manifesti pubblicitari per le vie  non proiettando, poi,  le pellicole per scarsa  affluenza di  pubblico, in un’atmosfera da resa dovuta  all’effetto della Pandemia, Aversa, la prima e più  antica contea Normanna del Mediterraneo,   mette comunque in campo le sue peculiarità culturali storiche che la vedono  capitale della musica. Ha dato Lei  i natali a  Domenico Cimarosa e Niccolò Iommelli,  così  come a studiosi della  psicologia e della psichiatria, avendo lì visto nascere,  dal  tempo dell’illuminato cognato di Napoleone Bonaparte, Gioacchino Murat, le prime case di reclusione per malati di mente,  nonché – insieme con Londra –  il primo manicomio criminale, ma anche, al contempo,  un’umanistica attenzione verso questi ultimi che sono i suoi reclusi. Ha visto nascere e crescere Filippo Saporito,  lo psichiatra del Novecento ch’ebbe  incarichi di  perizie delicate ed impegnative,  da quella del  brigante Musolino a quella di  Antonio Gramsci, il padre pensatore della Questione Meridionale recluso dal fascismo,  sino alla saponificatrice umana Leonarda Cianciulli, da Lui dichiarata totalmente insana di mente e, invece,  ritenuta  dal Tribunale di Reggio Emilia solo parzialmente insana, e condannata, quindi,  a scontare le sue pene in un manicomio giudiziario. Ma la serata di questa sera, dieci maggio  al Cinema Teatro Cimarosa, non si rivolge al trascorso secolo passato, ma ad una figura   di questo nostro millennio, quale il  benemerito Dottor  Giuseppe Ortano, Dirigente nazionale dagli anni ottanta di “Psichiatria Democratica”, andatosene improvvisamente proprio il nove maggio dell’estate scorsa, stimatissima autorità nell’ambito psichiatrico al punto da far parlare di sé la più  importante rivista glamour di valenza internazionale a proposito del  primo esempio di  R.E.M.S, grazie a lui realmente realizzata.   

“Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza”. Una comunità, con non più dei medici, bensì dei “Riabilitatori”. Con tanto di borse di studio per i detenuti, semi residenti. Una rivoluzione avvenuta a Mondragone, prima che altrove, esempio di piano di recupero e riabilitazione  che tutte le Asl che, successivamente, dovranno adottare,  dopo la disposizione della chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari dovuta  alla condanna per tortura da parte dell’Unione Europea e il severo giudizio che ne diede dall’alto proprio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “Un autentico orrore indegno di un paese appena civile”. A scriverne della Rems sul litorale Domizio fu Vanity Fair, probabilmente per la sua forma di “esclusiva, singolare ed incredibile realizzazione” d’immediato, al meridione,  in barba alla stampa istituzionale, unicamente attenta alle indagini lì rivolte al crimine organizzato ed ai protagonisti della società civile e ai politici che ne vengono coinvolti, ma mai pronta a riabilitarli realmente una volta risultati vittime di errori giudiziari.

Oggi anche l’ex OPG di Aversa, voluto da Murat e intitolato a Filippo Saporito,  dovrebbe essere mutato in una Rems, ma ciò non è ancora avvenuto.  Al momento è ancora e solo un carcere.  Malgrado le nuove disposizioni  della legge, attualmente l’Italia vanta infatti  ancora soltanto trenta unità  di tali moderne istituzioni. A dispetto delle rivoluzionarie idee  di Giuseppe Ortano, per molti versi  ancora più visionario lui del suo  stesso maestro Franco Basaglia, la cui  legge, la famosa 180 per la chiusura  dei manicomi nel 1978, porta ancora il suo nome, scontrandosi con una marea di barzellette su furbi reclusi che, per quanto folli, riuscivano ad aggirare test e medici rivelandosi furbescamente rinsaviti.   Una cultura barzellettiera contro coloro nei quali Ortano leggeva la sofferenza degli ultimi, abbandonati brandelli di umanità, corpi vuoti e malcapitati, in balia del destino,  restando colpito dai casi di  padri che reclamavano di sapere, dopo anni, della sorte delle  proprie figlie poi risultate, purtroppo, in realtà,  già morte da anni. Un inferno da divina commedia, ai quali i presunti sani di mente non guardavano, pur sapendo, come per timore di vedere,  nell’abbraccio manicomiale dei muri di cinta di quelle strutture, la propria stessa follia e reclusione da società, in verità,  solo precariamente al di là  di tal malcapitate sorti. 

Alla maniera della Poesia di Dario Bellezza, dedicata alla morte di Pasolini “No, non hai ucciso un grande uomo / non hai ucciso neppure un uomo / hai tentato di uccidere Te stesso / senza riuscirci./ Ti stava davanti /l’hai guardato e hai creduto /di vedere Te stesso / come in uno specchio. Nemico e terrore delle troppe medicine e della contenzione, come dei medici e infermieri che l’applicavano, Ortano fu perito  per lo storico caso, a noi vicino nel tempo, avvenuto infatti solo nel duemila e nove, dell’anarchico Francesco  Mastrogiovanni, accusato all’inizio degli anni settanta di aver preso parte all’omicidio del missino Carlo Falvella, in un litigio per scopi politici,  ma poi invece ucciso anni dopo, nell’Ospedale “San Luca”,  da una reclusione forzata  di ben ottantasette ore, dopo aver subito l’arresto per guida ad alta velocità ad Acciaroli ed essersi gettato in mare  gridando “Non mi prenderete” e cantando “Addio Lugano bella”. Lui, maestro elementare definito  idiomaticamente dagli alunni “il maestro più alto del mondo”, non certo soltanto per l’altezza fisica,  che aveva ricevuto un risarcimento danni  per un precedente fermo.  Ortano, chiamato come perito tecnico dalla giudice Elisabetta Garzo – che sarebbe poi diventata Presidente del Tribunale di Napoli Nord e dal duemila venti  reggente al Tribunale di Napoli –  in quel corpo, legato mani e piedi, con pannolone,  in suddetto “stato di contenzione”, senza acqua e cibo da due giorni, parve di riconoscere  il corpo straziato di Cristo.

 “Musiche e parole in memoria di Peppe Ortano” è  un Memorial Day attorno al quale la moglie Carolina Levita ha stretto la  “fluenza artistica ed umanista d’Aversa”, invitando   il  responsabile nazionale di Psichiatria Democratica, lo psichiatra Emilio Lupo,  anche lui sulla stessa linea di “Diritto alla follia” del marito,  ma anche del magistrato della fallimentare  Nicola Graziano, amico di pittori vicini a tali problematiche, come lo scomparso Antonio Bertè o come Athos Faccincani che gli dedicò anche un ritratto,   noto  per aver  adottato nuovi strumenti legali atti a tutelare  le imprese destinate a chiudere –  le cosiddette “leggi salva suicidi” –  sottraendo così ad un destino di chiusura  lo storico Parco Giochi dell’Edenlandia e lo Zoo di Napoli, e subendo, in tal autentica battaglia, la grande bellezza di ben due interrogazioni parlamentari.  Cittadino onorario di Succivo e  vincitore insieme alla collega  Livia De Gennaro, del Premio Falcone e Borsellino del 2019 con il testo “Sequestri penali, misure di prevenzione e procedure concorsuali”, l’eclettico Graziano è legato comunque a ben due libri sullo storico OPG , il primo, “ Odissea Partigiana”, sulla storia di partigiani lì rinchiusi per sfuggire ai processi di guerra e, ahimè , anche lì abbandonati dagli stessi compagni dell’allora partito comunista, ed un altro legato al suo stesso esperimento di farsi lì richiudere come detenuto,   prima che tale tremenda  struttura  mutasse il suo percorso.  Un atto d’amore da cui ha tratto il suo libro, con le veritiere foto del reporter  Nicola Baldieri, anche lui ivi rinchiuso con l’alibi di raccogliere foto per un importante reportage da rivista  che sarebbe divenuto, poi,  il libro stesso. Il racconto è proprio un importante grido da “Fate presto” seguito alla battaglia del pensiero di Ortano. Un‘impresa dalla quale è stata tratta una pièce teatrale del regista  Antonio Iavazzi, andata in scena all’importante rassegna di “Pulcinellamente”,  e dalla quale è stata tratta persino un’opera lirica sull’incontro tra l’uomo e la follia, personificazione dello stigma della malattia quanto dell’indifferenza esterna.  Titolo triste del testo “Matricola zero zero uno”, dal burocratico numero destinato al magistrato una volta incarcerato.  E a raccogliere tutti fra le corde da multiverso della musica è il violinista che fa di Aversa ancora oggi una fattiva e concettuale capitale della melodia, classica e non soltanto. Amico geniale di Giuseppe Ortano ha scritto  anche un brano dedicato alla giovane cantautrice Bianca D’Aponte, ahimè, scomparsa in un desiderio infranto  proprio alla vigilia del suo ingresso nell’agone di  Sanremo.

A lei, grazie all’impegno dei suoi genitori, Gaetano D’Aponte e Giovanna Vitagliano, Aversa dedica un importante concorso fra giovanissime cantautrici, “Premio Bianca D’Aponte”,   curato sin dalla sua scomparsa, per nove anni , dal cantautore degli Avion Travel  Fausto Mesolella, annoverando nel tempo personalità dell’universo cantautoriale e delle imprese discografiche,  come Bungaro, Tricarico, Arisa, Rosanna Casale e Giuseppe Nastasi. Tale importante rassegna ha visto anche la partecipazione di Petra Magoni e dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Quest’ultima, nell’ottobre 2018, al termine dello spettacolo “Don Giovanni” al Bellini, corse da Napoli ad Aversa per esibirsi in tempo, prima che la serata finisse e tutti andassero via, al Cine Teatro Cimarosa per cantare e suonare i brani di Mozart e di Da Ponte. Amirante ha orchestrato  il brano della D’Aponte alla stessa maniera con la quale si è rifatto ai timbri vocalici di cantanti israeliane ed egizie, applicandoli alla propria scuola violinistica, scrivendo nuovi spartiti per i musicisti che lo accompagneranno, ovvero Fabio Mirabelli al Pianoforte, Gennaro Errico al mandolino. Alle sue spalle, come un Giacometti nei teatri di Parigi per “Aspettando Godot” di Beckett, sculture colorate di Carlo Cordua e Mario Iaione. Al concerto, duettando con Amirante, anche il baritono aversano Andrea Carnevale, omonimo del  giocatore del Napoli che, guarda caso  proprio il dieci Maggio di 35 anni fa, vinse il suo  scudetto. Il baritono si è esibito in Egitto, a Il Cairo, nella Boheme.

Proprio negli stessi  giorni  ad Aversa  è stata presentata una mostra di dipinti di un altro tenore pucciniano residente ad Alessandria d’Egitto, accompagnato da un’esecuzione di Amirante, accompagnati dalla presentazione de “Il Piccolo libro degli abbracci” della direttrice del Premio Elsa Morante, Tiuna Notarbartolo, e dalla boy band, riunitasi per l’occasione, del batterista  Federico Porzio Palomba e dei due fratelli stilisti Emiliano e Cesare Mattia Attolini . “Terrae Motus”, ultima idea promossa da quel primo mitico manager di Pino Daniele che, proprio da Aversa, mosse i suoi passi non a caso cantando “Je so pazzo”.  “Occhi chiusi apertissimi. Doppio Sogno Italia Egitto” il titolo della mostra del figurativista Raffaele Schettino, nello spazio espositivo dell’Art Gallery Civico 103, proprio a pochi passi dalla struttura dell’ex OPG dove lavorò Giuseppe Ortano. Un luogo ideale per concerti e mostre, simile alle gallerie di Londra e Berlino, dal bianco senso d’infinito, il cui proprietario, il  designer e scultore Antonio Iazzetta, allievo del Maestro  Zambardini nello studio “La spelonca” di Piazza Sannazzaro a Mergellina,  ha voluto contribuire all’acquisto di biglietti per un altro spettacolo, precedentemente dedicato alla pace, del Teatro Cimarosa – .“ Siamo usciti da una pandemia entrando in una pandemenza“, sottolineò intelligentemente, presentando tale spettacolo,  il giornalista del magazine aversano “Nero su Bianco”, Giuseppe Lettieri.

Il ricavato è stato destinato ad una giovanissima cantante Ucraina che, con il violinista magico Amirante, si esibirà per Ortano al Cimarosa,  con la  celebre canzone napoletana  scritta  proprio nell’oggi bombardata Odessa “ O’  sole mio”. Yuliana Pylypiuk , anche lei voce di dentro d’Aversa.


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