“Tienimi per mano”: legami e connessioni nell’ultimo libro di Luigi Bartalini

Il Vomero, Mergellina, via Caracciolo, Posillipo, sono quartieri “bene” di Napoli, che ospitano una borghesia produttiva, colta, che sa bene abbandonarsi ai comodi, ai lussi e alle illusioni del consumismo.
Ma il consumismo consuma la coscienza e l’autocoscienza di se stessi, erode i rapporti affettivi e li mette in secondo piano.
Succede nel libro di Luigi Bartalini, “Tienimi per mano”, pubblicato da Castelvecchi, e nella famiglia di Gianni e Alessia che vivono, in massima parte, inconsapevolmente, un’eclissi di amore che, a poco a poco, diventa consuetudine e perde ogni giorno peso e valore nella quotidianità della vita.
Loro, però, non sono i protagonisti del racconto: il protagonista è un altro, è Guido, il padre di Alessia, che ha saputo infondere nella sua famiglia valori forti distribuendoli e vivendoli con ciascun membro della sua famiglia.
Forse Guido non è maturo per assorbire tutte quelle che lui sente come anomalie della moderna vita sociale e perde il contatto con suo figlio.
Il rapporto con la figlia, invece, è fortissimo e travalica la dimensione fisica e temporale: attraverso la sensazione di reciproca interdipendenza, la comunicazione tra padre e figlia non può essere interrotta e sostenterà, nei momenti normali e in quelli più difficili, i sentimenti solo affievoliti dalle tentazioni del consumismo, facendo riaccendere comprensioni e consapevolezze, anche dopo la sua stessa personale scomparsa.

Non è di facile lettura questo romanzo a causa della voluta riduzione della ripetizione di nomi dei vari attori, della discontinuità dei tempi degli episodi che fanno parte del racconto, solo in parte mitigati dall’uso del corsivo in alternativa al carattere normale della scrittura, ma ha una indubbia valenza psicologica nello sforzo ermeneutico di riportare intrecci di sentimenti e di pensiero, che ne fanno un libro assolutamente non banale che va molto al di là della visitazione della vita di una famiglia altoborghese.
E’ ambientato a Napoli solo per caso, riflettendo un momento non solo napoletano della vita sociale che stiamo vivendo.

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