Raccontare Sciascia (ai bambini)

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Un libro di G. Maurizio Piscopo e Angelo Campanella; foto di Angelo Pitrone; colonna sonora di Giuseppe Maurizio Piscopo

a cura di Teresa Triscari

I bambini e il loro stupore disincantato.

I maestri e i problemi della didattica.

Essere scrittori ed essere insegnanti. 

Mai come oggi Leonardo Sciascia può essere più attuale.

Oggi, che con la didattica a distanza, i nostri  ragazzi  sognano sempre di più la Scuola e il loro Maestro; oggi che i maestri sognatori (come io ho definito Giuseppe Maurizio Piscopo recensendo il suo libro La Maestra portava carbone”) sono sempre di meno; oggi, proprio oggi, il Maestro di Regalpetra (alias Racalmuto) torna tra di noi grazie a Piscopo e Campanella che per altro, con questo lavoro offrono delle interessanti linee-guida agli insegnanti evidenziando spunti di riflessione per i nostri giovani discenti.

“Il Maestro di Regalpetra”, come Matteo Collura definì in maniera superba Sciascia, torna fra di noi con il suo sguardo sornione e meditabondo, disincantato e bonario.  

Ce lo porta Giuseppe Maurizio Piscopo, scrittore-musicista, che io ho letto in tutti i suoi risvolti e che collego indissolubilmente alla sua fisarmonica con la quale, ora racconta la  “Merica” dei nostri migranti; ora pezzi (non di rado di sua stessa creazione) delle “Maestre che portano carbone”; ora brani della nostra Sicilia che ci riconducono alle barberie degli anni ’50. Temi struggenti che ci catapultano dritti-dritti in  quella Sicilia drammatica, meditabonda e passionale di Sciascia.

Ce lo porta Angelo Campanella, docente di Lettere nei Licei, studioso di linguistica, attento ricercatore delle evoluzioni dell’essere e del costume.

Quale Sicilia? Sempre quell’area centro-sud-orientale dell’isola dove, tra templi e pianori; tra miti, divinità e ninfe; tra persone umili e bonarie nascono uomini come Pirandello, Verga, Capuana, Quasimodo, Vittorini, Bufalino, Camilleri e, appunto, Sciascia, il Nostro.  Quella Sicilia dove la Primavera si presenta vestita di fragili cascate di cristallo di mandorli in fiore; quell’area dove spesso mi trasferisco con il mio essere migrante del pensiero. Quella Sicilia, dicevo, è sempre lì, è sempre quella, poetica e struggente, drammatica e passionale, arcaica.  E Sciascia ce l’ha fatta conoscere, amare e temere, ce l’ha  “raccontata” anche quando i suoi discorsi si aggrovigliavano nei meandri del pensiero filosofico, delle tessiture politiche, delle introspezioni dell’animo e degli animi, quando diventavano riflessioni meditabonde, quando dovevi ravvisare il non detto.

Racalmuto, Favara, i luoghi dell’agrigentino e del catanese che hanno ammaliato e ispirato poeti, scrittori e musicisti  fino a Wagner e  Richard Strauss che proprio lì, in quegli angoli di terra (a Ramacca, per l’esattezza, vicino Catania) composero opere superbe: Wagner, L’inno dei mietitori  e Strauss il secondo atto del Guntram.

A questo proposito, mi sono sempre chiesta se quest’area non sia, forse, una zona a sé, una piccola-grande oasi di pensiero nell’Isola per antonomasia del Mediterraneo.

Raccontare Sciacia

Raccontare Sciascia”, il libro di Piscopo e Campanella, edito da Navarra Editore, con le significative foto di Angelo Pitrone e la magistrale  prefazione di Salvatore Ferlita, ci riporta a tutto questo.  L’accoppiata Piscopo – Campanella, in particolare, è senz’altro felice. Il primo di  Favara, il secondo di Agrigento, entrambi docenti, entrambi bibliofili e studiosi di Sciascia di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita, e di cui, proprio in quest’area, si è celebrato di recente il quarantennale della fondazione di  “Malgrado tutto”, il prestigioso giornale che viene edito a Racalmuto (leggi Regalpetra) e del quale il Nostro fu costante e solida penna.

Un posto a sé, spetta di dovere ad Angelo Pitrone di Agrigento, docente di Storia della Fotografia presso l’Università di Palermo che, con il suo corredo fotografico, offre un valore aggiunto al libro.

L’opera si avvale, inoltre, di due interviste, una al giornalista Franco Nicastro e una a Giacomo Lombardo, politico e uomo d’azione.

Raccontare  Sciascia  “significa prima di tutto fare delle scelte, individuare aspetti salienti  poco noti, curiosi che riguardano la sua vita” dice Salvatore Ferlita nella prefazione e ci piace ripeterlo.

“Grazie alle pagine scritte da Sciascia, si viaggia in una Sicilia collegata col mondo” si legge poi nella premessa del libro. Ed è vero.

Stare in Sicilia ed essere fuori, capire, intendersi. 

Come Chagall, vorrei cogliere questa terra

dentro l’immobile occhio del bue…

                                (da “ La Sicilia, il suo cuore”, Roma, 1952)

Leggere Sciascia, ma, soprattutto, raccontare Sciascia è un lavoro che implica la necessità di trovare la giusta chiave di accesso.

Attraverso i grandi temi  che gli Autori toccano: la scuola, la mafia, il contesto storico, i  giornali, “I ragazzi di Racalmuto”(che mi ricordano “Il Gruppo ’63”), le zolfare, la realtà economica, il Cinema, il Teatro, la Giustizia, le feste, la lingua siciliana, le Speranze e i Sogni dei siciliani, un mondo  da rivisitare si  apre di fronte ai nostri occhi. Un mondo che ci viene poi disvelato, anche, attraverso  le foto di Angelo Pitrone, quasi un blow up alla Antonioni. E poi, come se questa silloge di dati non bastasse, ecco la colonna sonora “Tema di Regalpetra”, racchiusa in un link, di cui è autore Giuseppe Maurizio Piscopo, che accompagna, completa e conclude il libro. Un tema intenso e struggente, composto sulle ali di un’ispirazione dettata dalle letture di Sciascia e dalla sua stessa vita in una Terra arsa e difficile, passionale e tenera, sorprendente. Un tema composto per uno strumento e con uno strumento che lui ama e che lo vede interprete sin da quand’era ragazzo e girava per luoghi traboccanti di sofferenza, di vita e di poesia; un tema composto da lui, Maurizio, di continuo oscillante in un binomio di ricerca letteraria e musicale.

Un tema che ci riconduce, dritto e struggente, coinvolgente, attraverso oscillazioni di diagrammi musicali, grappoli di note, ricordi sottesi, curiosità inedite, a Lui, Sciascia, il Maestro di Racalmuto.

So per esperienza che, in un libro, l’attacco iniziale è importante, sine dubio, ma la chiusa  è sempre determinante e spesso non facile, sofferta. Ma, affinchè sia di effetto, è necessario che si libri nell’aria in modo leggero e inaspettato. Un tocco e basta.

Come il “Tema di Regalpetra”. 

Appunto

Articolo ripreso dal numero di Aprile 2021 della nostra rivista, a pag. 34


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