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“Miryam, il Segreto della Madre”: molto più di una presentazione, un viaggio tra fede, storia e umanità

“Miryam, il Segreto della Madre”: molto più di una presentazione, un viaggio tra fede, storia e umanità
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di Redazione

Ci sono presentazioni letterarie che celebrano un’uscita editoriale, e poi ci sono incontri che, grazie a una misteriosa alchimia, si trasformano in qualcosa di più: in un dibattito civile, in una lezione di storia, in un confronto tra sensibilità diverse.

È quanto è accaduto ieri sera alla Libreria Raffaello del Vomero, dove il libro di Vittorio Russo, “Miryam – Il segreto della madre” (Baldini+Castoldi), non è stato semplicemente raccontato, ma vissuto.

Grazie all’organizzazione impeccabile di Bruno Marfè, l’evento ha subito preso le distanze dai canoni ingessati delle conferenze classiche. Al centro, naturalmente, c’era lei: Miryam. Non l’icona statica e distante della tradizione dogmatica, ma una donna di carne e sangue, attraversata da desideri, paure e ferite. Una donna restituita alla sua “storia spezzata e luminosa”.

Un coro di voci dissonanti e armoniose

A rendere la serata unica è stata la qualità degli interventi, guidati con equilibrio e profondità da Michelangelo Iossa e Tiuna Notarbartolo.

Iossa ha saputo toccare le corde della memoria collettiva e privata, evocando una Madonna che appartiene al linguaggio quotidiano del Sud e intrecciando la teologia dantesca con il ricordo di una nonna in tempo di guerra. È stato lui a introdurre il tema della “lacerazione”, suggerendo che proprio in una ferita umana possa risiedere una sacralità più autentica.

Tiuna Notarbartolo ha messo in luce la potenza politica del romanzo, tracciando il doloroso parallelismo tra la Palestina del I secolo e le macerie della Gaza di oggi. La sua lettura ha rivelato una Miryam “femminista ante-litteram”, sensuale e lavoratrice, ben lontana dall’immagine eterea tramandata dalla tradizione.

Nino Daniele, con la sua consueta passione civile, ha portato la riflessione su un piano filosofico ed etico. Ha definito il libro un argine al nichilismo contemporaneo, parlando dell’amore come “l’unica uscita di sicurezza” per l’umanità. Ha criticato l’uso politico dei simboli religiosi e ricordato che il Logos è, prima di tutto, relazione.

A chiudere il cerchio è intervenuta la pastora valdese Letizia Tomassone, che ha dato vita a un confronto stimolante con l’autore: da un lato il pessimismo storico di Russo, dall’altro la speranza teologica e l’attivismo delle donne che, oggi come allora, “escono sulla strada” per costruire pace.

La leggerezza che svela la verità

L’evento si è aperto e si è chiuso con le letture intense e raffinate di Maria Gabriella Tinè, che hanno dato voce alla profondità emotiva di Miryam.

Nel cuore della serata, Tinè ha condiviso la scena con Tiuna Notarbartolo in un duetto vibrante dedicato al dialogo tra Miryam e la giovane Zahel: un momento sorprendentemente leggero e luminoso, capace di restituire la spensieratezza, l’ironia e l’energia dei giovani.

Un intermezzo che ha dato ritmo all’incontro e mostrato un’altra sfumatura dell’universo narrativo di Russo.

Nonostante la densità dei temi – dal dogma dell’Immacolata alla tragedia della guerra, dalla filosofia del linguaggio alla teologia femminista – la serata non è mai scivolata nella gravità accademica.

Vittorio Russo, con l’ironia pacata di chi conosce bene ciò di cui parla ma non rinuncia allo stupore, ha saputo alleggerire il dibattito. Tra una riflessione sull’aramaico e un passaggio storico, non sono mancati sorrisi e battute: il timore (finto) di ricevere “calci sotto il tavolo” dai relatori o le schermaglie affettuose con i moderatori, definiti quasi dei “fidanzati” in un matrimonio intellettuale.

Un libro che resta

Se l’obiettivo era presentare un libro, il risultato è stato molto di più: i presenti sono tornati a casa con la sensazione di aver assistito a un piccolo atto di resistenza culturale.

“Miryam: Il segreto della madre” si conferma un’opera necessaria, e la serata di ieri ha dimostrato che c’è ancora un bisogno urgente di discutere, confrontarsi e – perché no – sorridere insieme davanti al mistero dell’esperienza umana.


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