“La bambola col tuppo” di Francesco Testa: un patchwork psicologico, con l’ultimo tassello in nero

a cura di eNNe

Tante puntinature psicologiche, tanti piccoli passi nella stanza buia della dissociazione mentale, tanti assaggi nella cucina della condizione umana, tanta attenzione a fatti della cronaca criminologica italiana, e una conclusione in nero di un racconto leggero ambientato nella Napoli contemporanea. La lettura di questo nuovo episodio della ricerca letteraria di Francesco Testa è come partecipare ad una ricca cena all’impiedi, dove hai mille sapori da godere, disposti in maniera casuale dinanzi a te, e ti ne devi accontentare solo di alcuni assaggi di piccola quantità: un boccone, un odore e basta. La costruzione del romanzo lascia intravvedere in trasparenza un impegnativo lavoro di ricerca psicologica e correlata traduzione dell’immaginario nel linguaggio della realtà possibile; i temi individuati dall’Autore potrebbero dar vita a 100 racconti in più, ma la scelta di concludere il tutto con un ulteriore episodio componente di psicologia criminale, non lascia a Francesco Testa la possibilità di fare la sintesi della molteplicità di esperienze e di scelte trasferite nel libro nell’unica persona che ha, sì, un cognome e poi un altro, ma che si manifesta come un poligono icosaedrico dalle cento sfaccettature, che come una persona con una stella polare al suo orizzonte.

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