A Žilina arriva “Fellini e la Dolce Italia”

Fellini
Condividi l'articolo

A cura di Marco Gerbi – Istituto di Cultura di Bratislava

Vari secoli fa, abitanti della Slovacchia soggiornarono a Cividale del Friuli durante un viaggio che stavano facendo a Roma, un documento di quel passaggio si trova ancora nel Museo Cristiano di Cividale.

Da quello splendido Comune fondato da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii – da cui poi ha preso il nome tutta la regione – è arrivato in Slovacchia, esattamente alla Galleria di Arte della Città di Žilina, il nucleo principale, della mostra “Fellini e la Dolce Italia”, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata d’Italia a Bratislava.

L’esposizione si tiene per il 100° anniversario della nascita di Federico Fellini ed è composta da materiali originali provenienti dall’Archivio Enrico Minisini di Cividale del Friuli, dalla Frittelli arte contemporanea di Firenze e dalla Cineteca Nazionale di Praga e di Bratislava.

Federico Fellni

L’ispirazione per la realizzazione di questo evento viene innanzitutto dal 100° anniversario della nascita di Federico Fellini, regista indimenticabile di lavori che hanno fatto la storia del cinema. Film come Amarcord, Otto e mezzo, I vitelloni e La dolce vita, solo per citare qualche titolo, ancora oggi, a oltre 50 anni dalla loro uscita, sono considerati punti di riferimento per tanti registi contemporanei.

Fellini, con le sue opere, ha attraversato e raccontato il Novecento e lo ha fatto sempre dando molta importanza e spazio all’immaginazione e alla fantasia. Il regista, nato a Rimini, ha saputo abbinare la satira e la malinconia, con uno stile estroso, onirico e visionario. Motivi, questi, per cui e stato spesso considerato un eccezionale innovatore.

Fellini non ha influenzato solo il mondo del cinema, ma anche altri settori della cultura, tra l’altro un aspetto meno noto del regista e che e stato un fervido disegnatore; disegnare, insieme e più dello scrivere, e stata la prima profonda pulsione creativa di Federico, la prima vocazione artistica a manifestarsi quando ancora era un bambino. Proprio questi materiali esposti – manifesti spesso scaturiti dalla matita e dai pennelli di artisti attivi nella seconda metà del Novecento – hanno creato un ponte tra il mondo dell’arte figurativa e quello della celluloide.

Pure se pensiamo alla musica, Fellini e collegato a dei giganti come Nino Rota e Nicola Piovani che con la loro composizioni hanno dato ulteriore forza e magia alle pellicole del Maestro, tante volte basta sentire poche note per immergersi immediatamente nelle immagini dei film, o più semplicemente nell’atmosfera degli anni ‘60. 

Tornando alla mostra, da Cividale arrivano le locandine, le fotobuste, i manifesti che visualmente portano i visitatori nel mitico mondo della Dolce vita, di via Veneto a Roma, dei paparazzi, dell’Italia del Boom economico, di Marcello Mastroianni, di Sophia Loren, di Giulietta Masina, di Vittorio Gassman, di Nino Manfredi e dei tanti divi del cinema che hanno caratterizzato una stagione irripetibile, dove l’Italia cercava di lasciarsi alle spalle le ferite della guerra.

Insieme ai materiali collegati ai film di Fellini, ne sono esposti altri di pellicole uscite nel periodo in cui il cineasta riminese creava i suoi capolavori, è quindi interessante vedere il parallelo anche con i lavori di Luchino ViscontiDino RisiVittorio De SicaPier Paolo PasoliniEttore ScolaMario MonicelliMarco Bellocchio e altri che hanno fatto la storia del cinema italiano. Guardando il tutto emerge un Paese che ha voglia di spensieratezza e di divertirsi, di andare in vacanza, ma anche un popolo che durante il benessere crescente comincia a porsi interrogativi che porteranno alla contestazione del ’68.

In più manifesti compare Alberto Sordi, attore molto rappresentativo dell’italianità e nato appena 5 mesi dopo Fellini.

Proprio a Fellini si deve che l’Italia, per tutto il mondo, sia diventata il Paese della Dolce vita; pochi artisti sono riusciti a rappresentare l’intera nostra storia come ha fatto Fellini.

E’ stato capace di inventare un mondo intero, creando un immaginario in grado non solo di raccontare la propria generazione, ma anche di capire quello che sarebbe successo dopo.

Fellini, con le sue pellicole, ci ha mostrato come, viaggiando a ritroso nel tempo, si possano trovare suggerimenti per comprendere il presente. La sua eredità è ancora dinamica e viva nel linguaggio artistico e creativo di oggi.

L’Archivio Minisini, composto da decine di migliaia di materiali originali su carta, collegati alla promozione di film italiani, in particolare degli anni ’50, ’60 e ’70, collabora da anni con istituzioni e musei per la realizzazione di eventi, tra questi si ricorda anche un’esposizione tenuta, a Miliano, in occasione dell’Expo 2015.

Una sezione della mostra è dedicata ai décollage dell’artista Mimmo Rotella creati su manifesti cinematografici, tra cui uno realizzato su quello de La dolce vita.

Mimmo Rotella e Federico Fellini sono nati a distanza di poco più di un anno. La loro opera ha molti punti in comune ed e quindi naturale che da ciò siano scaturite anche iniziative che hanno unito i loro nomi. Rotella ha dedicato al regista riminese un ciclo di lavori chiamato Felliniana.

Federico Fellni

Le opere di Žilina, che arrivano in prestito dalla Frittelli arte contemporanea di Firenze, mostrano in maniera molto decisa l’affinità tra i due Maestri.

Il semiologo Paolo Fabbri, ex Direttore della Fondazione Fellini, dice che l’estetica felliniana assomiglia a quella di Rotella, in quanto Fellini nei suoi film crea attraverso strappi e frammenti, montati l’uno sopra l’altro, con un risultato che e il contrario di quello che ci vuol far credere.

Il rapporto tra il cinema e Rotella e stato particolarmente intenso. Nel 1962, due anni dopo l’uscita de La dolce vita, gli spunti iconografici e linguistici del cinema e dei manifesti che pubblicizzavano i film sono presentati in occasione di Cinecittà, la sua prima personale parigina, presso la Galleria J.

In occasione della 32esima Biennale di Arte di Venezia del 1964, Rotella, al quale viene assegnata una sala, esporrà dei grandi décollage, parte dei quali dedicati proprio al cinema.

Fellini e Rotella e come se avessero, da sempre, un dialogo a distanza, un percorso comune che in questo caso fa tappa in Slovacchia, precisamente a Žilina.

La mostra che si svolge sotto il Patrocinio del Presidente della Regione di Žilina, Erika Jurinová, è inoltre uno degli eventi di maggior rilievo della tredicesima edizione del festival italiano in Slovacchia “Dolce Vitaj”.


Condividi l'articolo