• January 23, 2019
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La Sinestesia del Gusto

a cura di Massimiliano Quintiliani

Tatto, udito, olfatto, gusto e vista: ecco i cinque sensi che, per secoli, sono stati considerati canali ben distinti tra loro. Oggi però, lo stesso linguaggio quotidiano smentisce questa credenza.
Il fatto stesso che si possa descrivere un colore come squillante o un aroma come pungente, ossia esprimere una sensazione relativa alla vista o all’olfatto con termini propri del vocabolario dell’udito o del tatto, dimostra come le percezioni siano molto più complesse.
Negli ultimi due secoli numerosi studi psicologici e fisiologici hanno dimostrato che i sistemi percettivi dell’essere umano sono strettamente correlati tra loro e, per questo, le sensazioni non riguardano quasi mai un solo senso.
Un corto circuito tra i sensi: ecco cos’è la sinestesia, dal greco sýn «con, assieme» e aisthánomai «percepisco, comprendo». Un “termine-ombrello” che raccoglie quei fenomeni di interazione sensoriale, interni ad un soggetto, per i quali uno stimolo induttore, cioè una percezione reale relativa a un senso, causa una sensazione indotta, ossia non realmente presente nello stimolo esterno, ma avvertita dal soggetto e facente riferimento allo stesso o ad un diverso sistema percettivo.
Fisiologicamente parlando, infatti, i sistemi percettivi sono isolati soltanto in parte: a monte, a livello sottocorticale e della corteccia celebrale, i segnali provenienti dai ricettori sensoriali vengono in realtà elaborati congiuntamente. É così che i sensi interagiscono nell’apprendimento, secondo un processo di transfert intersensoriale. La percezione di un oggetto avuta tramite, ad esempio, il tatto entrerà a far parte della propria esperienza e della propria competenza, influendo successivamente sul modo di percepire quello stesso oggetto, attraverso le altre modalità sensoriali.
La sinestesia ha assunto, nel corso dei secoli, diversi significati, ricevendo di volta in volta differenti attribuzioni valoriali. Per lungo periodo è stata considerata una sindrome, una sorta di devianza, genetica o acquisita, rilevata in un numero ristretto di persone e, in molti casi, trattata come una vera e propria patologia.
Ad oggi invece, viene concepita come una necessità imprescindibile, data la sempre più frequente mediazione delle esperienze sensoriali attraverso la televisione, la radio e le foto sulle riviste e su internet. Le impressioni olfattive, gustative e tattili, infatti, non potendo essere mediate tramite lo schermo di qualsivoglia medium, devono essere rappresentate attraverso quelle uditive o visive.

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