Un nuovo museo per Napoli: “Gallerie d’Italia”

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di Sara Stellabotte

Intesa Sanpaolo aveva annunciato mesi fa che avrebbe aperto due nuovi spazi espositivi a Torino e a Napoli delle Gallerie d’Italia: quasi in contemporanea, infatti, il 17 maggio a Torino, nello storico Palazzo Turinetti di piazza San Carlo e il 21 maggio a Napoli, nello storico edifico dell’ex Banco di Napoli, progettato dall’architetto Marcello Piacentini alla fine degli anni Trenta del Novecento, sono state inaugurate le nuove sedi. I musei delle Gallerie d’Italia diventano a tutti gli effetti quattro, ogni sede museale ha una sua destinazione specifica e distintiva: a Vicenza sono ospitate le raccolte di pittura veneta del Settecento e le icone russe; a Milano, sculture e pitture dell’Ottocento italiano, in particolare lombardo, accanto ad una selezione di opere di arte moderna e contemporanea; a Torino, tra le collezioni, spicca l’Archivio Publifoto. Tutto ciò conferma, così, l’impegno di Intesa San Paolo nella promozione del patrimonio culturale italiano.

Il nuovo spazio espositivo nel cuore della città di Napoli, in via Toledo n.117, amplia l’offerta espositiva precedentemente presente nell’adiacente Palazzo Zevallos Stigliano. Il museo, diretto da Michele Coppola, progettato dall’architetto Michele De Lucchi – AMDL Circle, occupa una superficie di 10.000 metri quadrati. Nei vasti spazi del museo si possono ammirare circa 700 opere, selezionate tra le collezioni della Banca e che spaziano dall’archeologia al contemporaneo. Ad accogliere il visitatore l’Atlante Farnese, la monumentale scultura in marmo, prestito del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sembra sostenere non solo la sfera celeste ma anche la stessa imponente architettura dell’edificio.

Il salone monumentale al piano terra ospita l’esposizione “La Fragilità e la Forza”, lavoro finale della XIX edizione di Restituzioni, programma biennale di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale che Intesa Sanpaolo porta avanti da oltre trent’anni con il MiC Ministero della Cultura. Il pubblico potrà ammirare gli esiti dei restauri che interessano oltre 200 manufatti, selezionati dal comitato scientifico e Intesa Sanpaolo insieme a 54 enti ministeriali preposti alla tutela (Soprintendenze, Direzioni Regionali Musei e Musei autonomi) e 81 Enti proprietari.

Le opere della collezione permanente, curata da Fernando Mazzocca, al primo piano, riguardano 145 opere tra dipinti e sculture di artisti napoletani o di area meridionale attraverso le quali è possibile ripercorrere i momenti salienti della pittura del sud Italia dal XVII al XX secolo. Punta di diamante della collezione è il celebre capolavoro il Martirio di sant’Orsola: ultima opera di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, esito dello stile maturo e drammatico del pittore, realizzata durante il secondo soggiorno napoletano del 1610; il dipinto cattura il momento cruciale dell’uccisione della principessa Orsola, punita e trafitta, per non essersi concessa, da un dardo scagliato da un re unno. Tra le altre opere spiccano anche quelle di Luca Giordano, Anton Smink van Pitloo, Domenico Morelli, Giacinto Gigante, fino, addentrandosi sempre di più nelle sale, a raggiungere una ricca sezione di disegni e sculture che delineano l’esperienza artistica di Vincenzo Gemito.

Al secondo piano, curata da Fabrizio Paolucci, la storica Collezione Caputi: circa 500 vasi attici e magnogreci, realizzati ad Atene, in Apulia e in Lucania tra il V e il III secolo a. C., provenienti da Ruvo di Puglia, dialogano con altri esemplari appartenenti alle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sono per lo più recipienti in ceramica per cibi, liquidi o unguenti molto noti per le tipiche figure rosse o nere destinati a ricchi corredi funebri.

Un’altra ala del secondo piano, curata da Luca Massimo Barbero, vanta opere della collezione di arte moderna e contemporanea: da Lucio Fontana ad Alberto Burri, da Enrico Castellani a Mario Schifano, da Michelangelo Pistoletto ad Andy Warhol.

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO DI GIUGNO 2022 DE LA RIVISTA IL CONFRONTO

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