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Pino Mauro un Re Ferdinando fine dicitore canoro della canzone napoletana

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E’ andato in scena al Teatro Toto di Napoli lo spettacolo di Pino Mauro “Nuttata ‘e sentimento”.

La Grande Bellezza degli  Spettacoli  che lasciano segni e ricordi,  rinfrancando le amarezze della vita e le tragedie della Storia, è  nella sorpresa inaspettata con la quale colgono i loro fortunati casuali pellegrini, per il genere e per gli anni di distanza che corrono tra loro.  Un rosso filo di Glamour e di Allure  che scatenano  i loro protagonisti, forti della comfort zone con la quale  s’interfacciano idealmente a quel pubblico che per loro professionisti “mai tradisce” e che per il linguaggio dei profani è  invece incantato dalla loro bravura . Codici di esoterica magia musicale. Si pensi al  Settembre 1986, quando il primo concerto organizzato da Pier Quinto Cariaggi a Milano per Frank Sinatra vide persino snobbare chi vi partecipò quello che si tenne di lì a poco a Napoli dell’indimenticabile  chansonnier Charles Aznavour,  al Teatro Diana di Napoli. C’è fra chi vi fu , chi addirittura trovò noioso e ripetitivo l’istrione , rispetto quella serata al Palatrussardi che mescolò il gotha di Hollywood con i campioni delle classifiche di dischi e i veri signori, allora in ogni senso, della politica italiana , dei quali all’epoca  non interessava davvero  nulla a nessuno (Sgarbi neanche era nemmeno andato ospite al Costanzo Show ) e della moda. Dei nomi per tutti, potrebbero essere quelli di Roger Moore,  Robert De Niro ,  Claudio Baglioni – che firmò un articolo intitolato “Gli occhi, non la voce” – e la Vanoni. Valentino, Armani e Bettino  Craxi.  Gino Paoli tenne per dispetto contro i i prezzi alti dei biglietti, un concerto nella stessa serata. Cariaggi, il mitico consorte della Bellissima Lara Saint Paoul, morto in povertà come in dazio a tanta gloria -così come la mitica moglie Lara Saint Paoul,  che Luis Armstrong considerava la più grande cantante mai  incontrata nella sua vita –annoverò comunque poi  altre  storiche serate   per Frank  Sinatra, come al  Petruzelli di Bari   ed all’anfiteatro di Pompei, passando per quella mitica che vide il vecchio occhi azzurri affiancato da   Sammy Davis e Liza Minnelli , sempre con un mare di personaggi  a voler riempire le platee – A Pompei, un nome per tutti: Roberto Murolo. A tenere tutti uniti in un tempo in cui alcun numero di Selfie sarebbe servito mai a contare  quel numero di personalità,  il filo rosso,  o meglio sarebbe da dirsi azzurro, della voce e degli occhi del protagonista, capace di aprire  dal palco una membrana che dava l’idea di condurre tutti in un’altra dimensione, come in un tempo fuori dal tempo. Un giogo oggi impossibile cui assistere, tra i troppi beniamini cui annovera la nostra città, seconda patria al mondo di tanti musicisti dopo New Orleans, ed i tanti amici datisi all’arte con serate in cui cantano stalkerizzandoci, pronti a offendersi se li trascuriamo per artisti istituzionalmente declamati tali. Fuori dallo stress, una grande magia  dall’umano effetto speciale di veder chi è seduto in poltrona,  viaggiare finalmente  nel tempo, semplicemente   ascoltando chi canta, forse è  avvenuto lo scorso  Settembre fra Roma e la Sicilia , con il magico duo della cantantessa Carmen Consoli e quel Re della new wave punk inglese ch’è  Duncan Patrick Manus, noto ai più come Elvis Costello, per omaggiare il Re del Rock end Roll e darsi al contempo , così come i suoi cappelli, le giacche e le cravatte, un certo carismatico alone da Gangster che dai tempi di Enrico Caruso ai cantanti non guasta mai . Ne abbisognano sempre. Quasi quarant’anni , dunque , dopo quell’ultimo concerto napoletano ed in Italia di Sinatra a Pompei. Con Costello, cantando Battiato con la Consoli,  che prendeva  stecche,  quanto anche Sinatra a suo tempo,  facendo però così  meglio comprendere l’elargizione estensiva dei loro timbri vocali, così come, potenza della musica , le corde di chitarra rotte dalla  Consoli . Ma sono magie d’atmosfera unica per l’etica e la valenza che riavvolgono. Così come di Grande Magia è certo stata l’anteprima dello scorso autunno, al Teatro Alfieri di Marano, del nuovo spettacolo di Pino Mauro  “ Nuttata’ e sentimento” che andrà ora in scena sabato dieci e domenica undici Febbraio al Totò, il teatro dedicato al Principe della risata, pronto a sfidare anche Sanremo e la fiction con Leo Gassman su Califano. Uno Spettacolo in cui il maturato celebre  cantante si pone agli antipodi con le etichette di genere trash che gli potrebbero essere appioppate, ma che tiene fede solo ai suoi veri cultori più autentici . Quelli che ne hanno saputo sempre cogliere il navigato gusto di vero e istrionico universale chansonnier.  “Io, te e Pino Mauro“ un modo di dire napoletano;  una personalità proverbiale, quindi,  indimenticabile non solo per il pubblico partenopeo,   visto che fra i locali della moderna movida sul lungomare di Acitrezza le radio locali  continuano a trasmettere  ancora il suo successo “ Nun t’aggia perdere”, nella settimana dedicata alla patrona di Catania, Sant’ Agata. Brano romantico  lontano da quel suo successo di Re della sceneggiata che lo vide rivale di Merola ed al tempo stesso, per quanto non si parlassero mai,  dividersi con lui il mondo. Nativo dello stesso paese, di Sergio Bruni e di quel Tonino Apicella che Visconti volle in “Morte a Venezia”, l’antica Villaricca detta Panecuocoli per la freschezza del pane,  Giuseppe Mauriello appartiene dagli anni cinquanta  a quel genere  di cantante suggeritore, in americano crooner, di quelli che fanno innamorare cantando  – lo stesso di Teddy Reno, il marito di Rita Pavone, interprete di “ Totò Peppino e la Malafemmina” – che vide forse estremizzarsi sin troppo i propri lati da cantante gangsters , al punto di vedersi offrire il ruolo di Sonny Corleone per un breve cameo nella parte seconda de Il Padrino di Francis Ford Coppola , ( ruolo rifiutato  per i troppi impegni di tourneè con le Sceneggiate nel mondo  ) così come però  alimentarsi  quegli ostracismi d’invidia per il suo  successo . Successi che vedevano giustificare gli acquisti dei mangianastri, magari in segreto, solo per ascoltare in auto i  suoi LP insieme con quelli, degli stessi anni, dell’attore Carlo Giuffrè che declamavano  “L’inferno della poesia Napoletana” ossia le  veraci strofe  barocche  di Angelo Manna, beniamino tycoon televisivo della trasmissione anch’essa fattasi proverbiale di Canale 21 “Il tormentone”, quando le allora nascenti “televisioni private” venivano al contrario dette “televisioni  libere”. Dimenticate i suoi basettoni d’altri tempi   sebbene questi appaino in una sequenza antologica da un film proiettato sul palco, introducendone  la canzone  “ ò motoscafo “ con la quale Pino Mauro fece comunque allora cronaca- in una Napoli ed uno stato italiano soggetti alla N.A.T.O –   denunziando il grave misfatto che vide dei marinai militari americani sparare ed uccidere nel golfo  degl’innocenti contrabbandieri di sigarette. Anche questa volta c’è un senso involontario di denunzia, ma vola alto , che lo vede artisticamente  imparentato con Mario Merola, l’antico rivale di un tempo, avendo voluto sul palco Rosa Miranda, che con l’altro Re della Sceneggiata intonò infatti lei per prima, come in sordina, nelle “Sceneggiate”,  futuri successi di Valentina Stella, altra figura emblematica di un certo interpretare la canzone napoletana. E’ lei, Rosa Miranda,  che scandisce, con isocrona maestà il tempo delle canzoni, duettando come in brani d’avanspettacolo con il veterano Roberto Del Gaudio, caratterista caro al grande Eduardo, un Charlie Chaplin dall’amarezza partenopea,  ed insieme rammentano vicende di cronaca e scenari di quella guerra e quel dopoguerra che sembrano  a Napoli non essere mai passati, ma forse neppure altrove , perché come certi amori e certe serate, anche la guerra fa giri immensi e poi ritorna. Nei  suoi  vestiti  neri come i suoi capelli e le nottate eduardiane  che non passano mai, con i suoi monologhi,  Rosa Miranda fa  pensare al romanzo di Norman Jewison “ Napoli ‘44”, mai portato sullo schermo,  che avrebbe potuto ben  interpretare solo una   Anna Magnani fuori tempo massimo. Ma che sia una serata fuori dal tempo,  in quanto troppo ipnoticamente immerso in esso, è esplicito ad ogni momento. Serate il cui Glamour dovrebbe esser spiegato da penne come Truman Capote, in articoli lunghi come quello di Guy Talese “Frank Sinatra ha il raffreddore “, cogliendo ogni nota suonata sul palco al pianoforte da Mariano Bellopede, “Omm’ black end white “  direbbe” la parlese”, ossia la parlata dei vecchi musicisti  posteggiatori della canzone napoletana . Giovane pianista che si è  visto accompagnare spettacoli con Lello Giulivo , il fustigatore di Gesù in “ Passion” di Mel Gibson che Pasquale Squitieri avrebbe voluto come identico Balduccio di Maggio nel suo film su Andreotti, così come  Lalla Esposito, napoletana dalle stesse estensioni vocaliche di Liza Minelli, che recitò il ruolo  di Eleonora Pimentel Fonseca dinanzi il Presidente Ciampi a Villa Campolieto per il bicentenario della Repubblica Partenopea nello spettacolo “Sona sona”  dello Scenografo di Eduardo Bruno Garofalo. Roberto De Simone avrebbe voluto Pino Mauro in quel periodo nel ruolo del Re Ferdinando Quarto per  “ L’Opera buffa del Giovedì Santo”. Non avendolo potuto avere allora , lo volle allora quasi una vita dopo per la sua raffinata visione de “ La cantata dei pastori” andata in Rai nei giorni della Pandemia, nel simbolico ruolo di San Giuseppe, ma difatti la  magica  familiarità popolare  ci viene spontanea alla  mente persino  nei momenti in cui apprezziamo il pacioso Marco Zurzolo esibirsi al Sax, facendosi lì simpatico  amico dell’intero pubblico. Pino Mauro ha difatti oramai maturato   una  grande simpatia irrefrenabile e inenarrabile  all’americana, che scandisce con una matrice materna la Napoli petrolifera che tutti hanno omaggiato e che ha anticipato lei anche il Jazz. Siamo a Napoli nei primi anni venti del duemila , ma con lui potremmo anche essere in una notte di Las Vegas ai suoi primordi.  “ Una nuttata ‘e sentimento“ ch’è una mille e una notte da non perdere, dove cantando “ Caruso”  sembra lui raccontarci del  grande tenore innamorato  di una giovane allieva sul golfo di Sorrento. Così bravo e pittorico da farci vivere quel sentimento da “Catena” che ci sentiamo scliogliere le vene, proprio  come suggeriva Lucio Dalla.    Sembra così a tutti, inaspettatamente, esser stati davvero  presenti in quella scena di vita vissuta,  in barba a quei giornalisti alla Salieri nemico di Mozart,  che di certo  direbbero che non è invece vero e sarebbe, all’inglese, un falso: una fake news. Il suo timbro ha mille colori come la Napoli della canzone dell’altro Pino, Pino Daniele; forse ne possiede anche quella verità che il compianto cantautore  sosteneva nessuno conoscesse. E’ scandita nella sua voce antica e  limpida . Non sappiamo se abbia poco più o poco meno di ottant’anni, ma certo Pino Mauro  ha una voce miracolosa dalla quale è bello farsi soggiogare, così come dallo sguardo sgargiante di vita. Un esorcismo che fa pensare per lui  a quello che disse Claudio Baglioni per Sinatra, aggiustando però il tiro: “Anche  gli occhi , non solo la voce “.           

Vincenzo Martongelli  


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