Simbologie del presepe (non solo) napoletano

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a cura di Elio Notarbartolo

A casa nostra, quando eravamo piccoli, si faceva l’albero e il presepe a Natale. In una traversa di via Morghen, abitavamo al Vomero, c’era un’artigiano di pastori di creta che li vendeva a prezzo contenuto per cui potevamo comprarne molti. Ci piaceva fare il presepe e ci piaceva vedere quello degli altri. Il presepe Cuciniello, nel museo di San Martino, poi, ci mandava in visibilio: lo andavamo a vedere quasi ogni domenica perchè l’ingresso al museo, allora, era gratis la domenica. I presepi che abbiamo fatto avevano sempre il ruscello che facevamo con carta stagnola. Perchè?Perchè avevamo molte pecorine bianche (costavano pochissimo) e ci sembrava coerente pensare dove esse avrebbero potuto dissetarsi.

Soprassedeva, al nostro presepe, sempre un barlume di nozioni logico-urbanistiche e qualcosa che oggi chiameremmo estetica. Tutti facevano il ruscello; alcuni anche con piccole pompe elettriche che facevano sgorgare l’acqua in alto, per raccoglierla in basso e riportarla a sgorgare di nuovo. Mi meravigliava che nessuno dei costruttori di presepi si dimenticasse del ruscello.

La nostra famiglia era di religione evangelica, non cattolica. Solo tardi ho avuto la spiegazione religiosa. Rappresenta l’acqua che sgorga dalla rocca, quell’acqua che Mosè fece sgorgare per dissetare gli Ebrei, cioè la fede in Dio che doveva sostenere gli Ebrei nella conquista della terra promessa. Anche Gesù, alla festa di Sukkot, dice: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me.” Si riferiva allo Spirito santo che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in Lui. E noi, bambini e meno bambini napoletani, per fede o per estetica, non abbiamo mai dimenticato l’angolo del presepe con il ruscello e le pecorine che vi vanno a bere.

Le pecorine rappresentavano simbolicamente proprio noi.


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