Febbraio 21, 2024
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di Margherita Calò

  Il 23 maggio scorso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, per la prima volta nella sua storia ha conferito il diploma Accademico Honoris Causa al maestro Michelangelo Pistoletto.  Commosso ed emozionato, un grande maestro come lui, per la gioia ha baciato la pergamena, lasciando tutti senza parole.

  Pistoletto ha poi iniziato il suo intervento narrando la storia dei suoi settant’anni di carriera artistica, vissuta tra Europa e America, a stretto contatto con i grandi artisti del secondo Novecento che hanno scritto le pagine della storia dell’Arte Contemporanea. Terminata la cerimonia nell’Aula Magna relatori, docenti, allievi ed ospiti si sono radunati nella piazzetta antistante l’edificio per dare vita all’installazione “La bandiera del mondo”, realizzata dal maestro Pistoletto con la collaborazione di Angelo Savarese. Composta da tele quadrate policrome tese a rappresentare le varie nazioni del mondo, l’opera ha preso vita dalla gioiosa collaborazione di tutti i presenti che hanno collocato ciascuno una tela nell’apposito telaio. “La bandiera del mondo” davanti all’ingresso dell’Accademia ha riempito la piazzetta di colori, di gioia e allegria sollecitando l’interesse di passanti e turisti incuriositi. Grande rispetto per quest’opera che vuole generare un messaggio di “prevenzione alla guerra” come sostiene Michelangelo.

  Questa premessa per presentare “il regalo” che Pistoletto ha fatto a Napoli: “La Venere degli stacci”, installazione di notevoli dimensioni, dieci metri di altezza e quattrocento chili di peso, collocata a Piazza Municipio.

  Il 26 giugno in una cerimonia organizzata nella Sala giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza del Sindaco Gaetano Manfredi, Pistoletto ha relazionato sul valore emotivo e intrinseco dell’opera. Il Maestro che già aveva realizzato varie versioni della Venere degli stracci nel 1967, una delle quali in originale è nel nostro Museo, Madre con l’intento di aderire alla Pop Art per condannare il consumismo sfrenato di quegli anni.

  Oggi all’indomani di una mondiale pesante pandemia, con una guerra in atto e con un processo di migrazioni clandestine sempre più pressanti quest’opera assume un significato più complesso. Per usare le parole di Pistoletto: – La parola Venere ha generato il verbo venerare e da qui la venerazione.  Dalla bellezza di Venere c’è la nascita di tutti noi, quindi la  Dea rappresenta il concetto di maternità!  Gli stracci invece prevengono da migliaia e migliaia e milioni di persone che si coprono e che poi li buttano: in quegli stracci c’è la storia di milioni di persone che stanno distruggendo la natura. In ognuno di quegli stracci c’è un essere umano, che non ha solo un corpo ma, che ha anche un cervello. Il cervello deve generare un pensiero e l’arte deve sollecitare il pensiero!  L’Arte deve portare questo cervello a funzionare perché possa creare una nuova linfa vitale affinché si possa generare e possa nascere una nuova umanità. I 3 cerchi dell’infinito che io ho creato diventano finito nel contrasto di due elementi che ne creano un terzo. L’idrogeno e l’ossigeno che creano l’acqua; il maschio e la femmina che si uniscono e generano la vita…e potrei continuare gli esempi all’infinito!- 

   L’evento è stato allietato da un dolce omaggio dell’Associazione “Le Mani di Napoli”: una grande torta a forma di Venere degli stracci per festeggiare i 90 anni dell’artista. Poi tutti in piazza Municipio   per il varo della Venere.

   Pochi giorni è durata l’installazione. La notte tra il l’11 e il 12 luglio l’opera è andata in fumo! La Venere doveva essere un’opera in divenire, quindi dobbiamo considerare questo gesto come una provocazione di un senza dimora che cercava notorietà? Possiamo considerare questo gesto come un esempio di analfabetismo d’istruzione artistica? O semplicemente la mancanza di educazione civica per il rispetto dell’Arte che per Pistoletto dovrebbe portare il cervello a funzionare e generare una nuova umanità?

  Il sindaco Manfredi ha attivato una sottoscrizione per rifare l’opera. Ma ne vale la pena? Siamo tutti in grado di capire il valore di un’opera così significativa o dovremo essere bloccati e perquisiti per accostarci all’installazione?

  Per ora godiamoci l’originale della “Venere degli stracci” del 1967, in esposizione permanente al Museo Madre di Napoli dove la dea “vive indisturbata” da oltre quindici anni.


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