• October 20, 2019

PASSEGGIARE a VENEZIA per VIVERE L’ARTE

Biennale 2019

Tre soli giorni a disposizione, dall’8 al 10 maggio, per la Pre-apertura della 58^ Biennale d’arte, sono veramente pochi a Venezia per visitare i Padiglioni dell’Arsenale, dei Giardini, e per tutt i padiglioni quelle nazioni che,per scelta o per motivi di spazi, sono stati allestiti nella città lagunare dal Conservatorio Musicale, tra palazzi storici, dimore gentilizie, fondazioni, e gallerie d’arte per consentire al pubblico un’ampia scelta di opere e luoghi. All’Arsenale, una prima riflessione su MAY YOU LIVE IN INTERESTING TIMES è determinata dalla presenza del relitto del peschereccio nel quale persero la vita circa 1000 persone nel naufragio del 2015 tra le coste libiche ed italiane.

Il percorso espositivo è mirato a denunciare fatti e cose che la vita quotidiana abbassa al livello di banalità, di quotidianità appunto, attraverso le opere provenienti dai vari paesi del mondo, realizzate negli stili e nei linguaggi più diversificati, dalle tradizionali espressioni pittoriche e scultoree, alle installazioni, ai video, al fashion, ai moving work, alle
espressioni performative, alla fotografia. Ogni opera ci dimostra che i linguaggi espressivi del terzo millennio non mettono freni alla creatività di ogni singolo artista o gruppi di artisti. Negli ambienti delle Corderie dell’Arsenale, si possono ammirare installazioni poderose come quella in alluminio di Liu Wei, che ci appare protetta da un vetro, simulando una enorme finestra; ma anche dipinti come le opere di Margolles che denuncia il dramma della guerriglia fra narcotrafficanti in Messico che si focalizza sulle donne, vittime indifese di abusi sessuali e omicidi; egli utilizza allo scopo le foto segnaletiche di donne scomparse al confine fra Messico e Stati Uniti, alle quali sono sovrapposti i suoni di un treno in corsa per evocare l’emergenza sociale. Ormai le opere d’arte mirano alla sollecitazione sensoriale in cui vista, udito olfatto e ,a volte, tatto, coinvolgono il pubblico in una attenta riflessione Emozionante è stato assistere alle aperture sincronizzate dei Padiglioni allestiti ai Giardini, dalla Svizzera, alla Russia, alla Danimarca, al Giappone per giungere alla Corea dove abbiamo presenziato all’inaugurazione delle opere di Jane Jin Kaisen, esposte in una spirale architettonica che ha guidato il pubblico tra realtà, paesaggio dello sfondo del mare di Venezia e le immagini dei video sonori dell’artista.
Indubbiamente ha destato costernazione e tristezza la chiusura con un catenaccio del Padiglione del Venezuela, per le note spiacevoli vicende politiche. Nell’area del Castello dell’Arsenale molte esposizioni interessanti tra le quali il Padiglione della Costa d’Avorio con le opere di quattro artisti che hanno fatto ricorso al disegno, alle foto, alle installazioni per
raccontare la loro terra e le bellezze spente dell’Africa.
Tong Yanrunan coni suioi ritratti pittorici che vanno oltre il Realismo, lascia la libertà allo spettatore di incontrare il suo proprio “Alter ego”
E i panni stesi nelle Fondamenta della Tana ci ha lasciato interdetti se si trattasse di un’abitudine degli abitanti o, come per il Madre di Napoli, si trattasse di una installazione artistica.
Altro è passeggiare per Venezia tra ponti e calli alla ricerca di Padiglioni decentrati. E’ il caso di Spark Is You” , opere di nove artisti iraniani contemporanei, ospitati nel Conservatorio di Musica Benedetto Marcello in Campo Santo Stefano. La mostra presenta, nell’atrio di accesso, due istallazioni di Sahand Hesamiyan che rappresentano un tetraedro ripetuto in innumerevoli facce, di notevoli dimensioni. Le due strutture ipnotizzano i visitatori che si perdono tra facce bianche e oro, cercando di scoprire cosa si può nascondere nel fondo. Praticamente nulla.  Di contro, tre teloni di grandi dimensioni di Navid Nuur riportano ad un semplice linguaggio “naif”. Al piano superiore installazionidi diversi artisti tutti di impronta minimalista.

Questa soluzione espositiva risponde ai nuovi criteri di museografia, per i quali classico e moderno coesistono nella realtà quotidiana.

Dal Conservatorio a Palazzo Giustinian Lolin il percosrso è breve e piacevole. Nella dimora gentilizia che prospetta sul Canal Grande, al quarto piano il padiglione della Bulgaria con “How we live”, mostra di Lazar Lyutakov e Rada Boukova sul tema della solitudine e del’introspezione attraverso bicchieri e pannelli.
Il padiglione del Portogallo si affida alle istallazioni di Leonor Antunes che contrappone materiali di uso comune (tubi del gas, copertoni di auto et similia) ai soffitit affrescati, trabeazioni variopinte, finestre seicentesce e porte dorate.

In questo clima di vortice delle arti, non sono mancate performances di danza e musica che hanno allietato le nostre passeggiate e allieteranno, con corposi e ricchi calendari, tutti i mesi della 58^ Biennale d’Arte di Venezia, nella quale sono previsti laboratori con gli artisti, convegni e conferenze con scrittori e riflessioni di intellettuali. Già la Pre-Apertura è stato un successo: speriamo che l’affluenza di pubblico dei mesi futuri sia lall’altezza delle aspettative degli organizzatori e degli sponsor specie con una beneaugurante presenza di giovani.

Margherita Caló

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