• September 18, 2019

OWANTO – “One Thousand Voices” e “Flowers III” al MADRE di Napoli

Owanto Flowers X

installazione visiva e sonora al Madre di napoli

Il 6 febbraio si è celebrata la Giornata mondiale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili, una pratica che conta ancora 200 milioni di bambine e ragazze vittime in tutto il mondo.
Nessun beneficio, solo violenza e dolore anche se, dal 1963, è in atto una vera battaglia per la messa al bando totale e definitiva di questa odiosa pratica,
Di fronte a tanta barbarie, la sensibilità degli artisti non può rimanere indifferente.

Il Museo MADRE di Napoli, all’interno del progetto “Per_formare una collezione” nato da una felice intuizione del suo direttore Andrea Viliani, apre al pubblico la Mostra “Storie di Donne”, una visita tematica attraverso le collezioni di opere d’arte contemporanea di artiste donne, che sono poco presenti nel quadro internazionale d’arte rispetto agli uomini.

Il percorso parte dall’acquisizione dell’opera di Owanto “One Thousand Voicee” e “Flowers III”, installazione multimediale, mirata alla tematica della commemorazione odierna.
Owanto, nasce a Parigi da madre gabonese e padre francese. L’artista cresce in Gabon, dove ha passato i suoi anni formativi. Alla fine degli anni Settanta del Novecento torna in Europa, dove continua a studiare Filosofia, Letteratura e Lingue in un clima di grandi fermenti culturali e rivendicazioni femministe. Per questo le sue opere, semplici come la natura, sono profondamente radicate nel suo passato di gabonese e si inseriscono in un discorso di denunce sociali per la difesa della donne, contro violenze ed abusi.

L’artista utilizza, per le sue creazioni, un approccio multidisciplinare nel suo processo creativo e lavora su una varietà di mezzi espressivi tra cui pittura , scultura , fotografia , video, audio e installazioni. Inoltre studia temi relativi alla politica dell’identità e alla trasformazione, sequenziando le immagini dagli archivi personali in collage, un universo che sfida le leggi del tempo e dello spazio e crea dialoghi interculturali e transistorici.

Non a caso Owanto ha avuto l’onore di rappresentare la Repubblica del Gabon per la prima volta in assoluto alla 53^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2009, con una mostra personale nel primo padiglione nazionale.

Attualmente vive e lavora tra Africa, Europa e Stati Uniti d’America.

“One Thousand Voicee” e “Flowers III” collocata in uno spazio ridotto ed oscuro, consente allo spettatore raccoglimento e meditazione per una fruizione emozionante. Nel buio assoluto abbaglia la foto “Flowers III”, che ritrae due fanciulle nel rituale della infibulazione. In primo piano spicca l’immagine della triste fanciulla sottoposta al rituale, con il pube violentemente aggredito, romanticamente nascosto da una variopinta orchidea. Non è casuale da parte di Owanto la scelta di questo fiore che con la percezione visiva ci riporta alle fattezze dell’utero femminile.
Contemporaneamente pervade lo spazio la sonorizzazione di una raccolta di testimonianze audio di vittime delle pratiche di mutilazione femminile. Racconti in cui le singole voci si intrecciano per creare una storia collettiva. Difficile comprendere i messaggi per la mescolanza di accenti e lingue di donne provenienti da 27 paesi in Africa, Medio Oriente, Asia e di tante donne emigrate.

Le donne hanno registrato le proprie voci con uno smartphone e le hanno inviate tramite WhatsApp all’artista, che le ha montate includendo diversi movimenti, elementi e ritornelli. Sotto le voci un monotono scricchiolio di sottofondo, proveniente da un disco rotto, è un invito simbolico ad un cambiamento di musica e quindi all’evoluzione di una nuova concezione della vita, per dire, tutte insieme: “non più”.
La tessitura di suoni analogici e digitali crea un ponte tra elementi visivi e testimonianze sonore che descrivono le società contemporanee e Owanto è anche qui coerente nell’intrecciare il passato al presente, l’analogico al digitale, l’arte al giornalismo.

Le donne e l’arte dunque per una rinascita sociale che ci auguriamo le veda protagoniste in una società dove infibulazioni, stupri, violenze e femminicidi siano solo un brutto e macabro ricordo

MARGHERITA CALO’
Critico d’Arte

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