Gli ETRUSCHI e il MANN: UNA GRANDE MOSTRA per UN NUOVO MODO di VIVERE il MUSEO

    a cura di Margherita Calò

Napoli – Il lockdown ci ha resi visitatori virtuali del MANN, che grazie al Direttore Giulierini e al suo staff ha proiettato nel mondo dei social un percorso per osservare le opere esposte nelle sale e nelle mostre itineranti per avere, anche se chiusi, continuità e visibilità. Questa mostra “Gli Etruschi e il MANN” apre finalmente i saloni del museo che ritorna ad essere vivo e vivace.

  Nel mese di giugno 2020 è stata inaugurata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli una mostra preziosa, sorprendente, innovativa, in programma fino al 31 maggio 2021, l’esposizione “Gli Etruschi e il MANN”, a cura di Paolo Giulierini e Valentino Nizzo. Un appuntamento importante che, con il progetto scientifico di Valentino Nizzo, il coordinamento di Emanuela Santaniello e l’organizzazione di Electa, si rivolge ad addetti ai lavori e non solo.

  L’esposizione abbraccia un arco temporale di circa sei secoli (X- IV sec. a.C.) e definisce un percorso di indagine che, sulle orme degli Etruschi, cerca di ricostruire le fondamenta storiche di questa popolazione. Le due splendide sale della mostra, che si apre con una grande carta geografica con la rappresentazione dell’antico territorio campano e una citazione di Plinio, presentano reperti di alto livello archeologico. Molto interessante è risultata la presenza di una collezione, frutto del restauro di molti oggetti, bronzi e buccheri, per anni conservati nei depositi del MANN.

  Il Direttore del Museo, Paolo Giulierini ha dichiarato: – “Gli Etruschi al MANN tornano per restare. Non solo con una mostra raffinata e dall’altissimo rigore scientifico, ma con l’annuncio dell’allestimento permanente che restituirà alla fruizione del pubblico un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, ‘casa’ dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come custode di eredità molto più antiche. Museo della capitale di un Regno, l’Archeologico di Napoli vanta, infatti, collezioni sterminate derivate sia da scavi che da acquisizioni come, ad esempio, quella del bronzetto dell’Elba, reperto più antico ritrovato sull’isola toscana. Ma, soprattutto, nei nostri depositi c’è la testimonianza di una Campania centrale nel Mediterraneo e da sempre coacervo di popoli: Greci, Etruschi e Italici, a conferma che la ricchezza della cultura del Meridione sta nella diversità e nella contaminazione. Per comprendere in pieno gli Etruschi, oggi bisogna quindi volgersi anche al Sud e al patrimonio del MANN, dove duecento pezzi, praticamente inediti, splendono di nuova luce grazie allo straordinario lavoro del Laboratorio di Restauro del Museo. Un traguardo che mi riempie, come etruscologo, di personale soddisfazione, e che è occasione per ricordare la figura del celebre archeologo Marcello Venuti, nel 1727 fondatore dell’Accademia Etrusca e, poi, tra gli scopritori di Ercolano”,

  Al quale va aggiunto un commento del Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo -“Scavare negli sterminati depositi del MANN è sempre un privilegio unico. Farlo per “andare a caccia di Etruschi” lo ha reso ancora più avvincente… perché si è così potuto delineare un rigoroso percorso storico-archeologico volto a ricostituire la trama di relazioni che caratterizzò la plurisecolare presenza degli Etruschi in Campania. …- 

  Ciò che ha destato in molti particolare interesse e lasciati perplessi i più, è stata la presenza di segnali pedonali per il rispetto delle norme Covid 19. Oltre all’applicazione dei dictat tradizionali museografici, i visitatori sono obbligati a osservare con attenzione le frecce e le frasi che sui pavimenti spiccano con icone, non a caso di colore rosso.

  Il pubblico interessato e curioso indossa rigorosamente le mascherine e tiene le distanze sociali.

Ora gli studiosi e i docenti universitari dovranno integrare la ricca bibliografia museologica e museografica per inserire icone e integrazioni antipandemie che si potrebbero verificare in un ipotetico futuro, che ci auguriamo molto lontano.

  Cosa stanno pensando le statue e le figure rappresentate nei dipinti, mosaici e affreschi, che nei secoli hanno visto pestilenze e pandemie  che i vari popoli hanno vissuto e superato, senza tecnologie, medicinali e vaccini? L’uomo, con la sua capacità di adattamento è riuscito a sopravvivere, a differenza di molte specie che sul nostro “vecchio pianeta” sono estinte.

 L’importante è che l’Arte, con o senza mascherina, con o senza distanza sociale sia e resti sempre immortale e lasci a noi la possibilità di avere una memoria storica che ci rappresenti e ci dia appartenenza.

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