Arte: MADDALENA. IL MISTERO E L’IMMAGINE

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fino al 10 luglio 2022 La nuova grande mostra ai Musei San Domenico di Forlì

Segnalazione di Maurizio Vitiello, sociologo e critico d’arte

La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha proposto per il 2022 un nuovo appuntamento espositivo dedicato a un grande mito femminile della nostra storia, figura misteriosa e travisata: Maria Maddalena.

Fino al 10 luglio 2022, le sale dei Musei San Domenico ospiteranno Maddalena.

Il mistero e l’immagine a cura di Cristina Acidini, Fernando Mazzocca e Paola Refice, dove circa 200 opere di grandi artisti dal III sec. a.C. al Novecento indagano il mistero irrisolto di una donna, che ancora oggi inquieta e affascina.

Chi era davvero la Maddalena?

Perché si è sviluppata quella confusa, affascinante sequenza di rappresentazioni che hanno portato alla costruzione della sua sfaccettata identità? 

A lei la letteratura e il cinema hanno dedicato centinaia di opere ed eventi, così come l’arte, ponendola al centro della propria produzione e dando vita a capolavori che hanno segnato, nel corso dei secoli, la storia stessa dell’arte e i suoi sviluppi.

La sua fortuna artistica, a partire dal Medioevo fino ad arrivare a noi, si è andata arricchendo di elementi leggendari, mutuati anche dallo sviluppo della devozione nei suoi confronti.

E’ stata così, volta a volta, peccatrice, santa, cortigiana e penitente, intellettuale e apostola.

Sempre amante.

A fianco di San Francesco nella riforma mendicante del Duecento e Trecento, dama cortese nel Quattrocento, e venere cristiana a partire dal Cinquecento e lungo i secoli successivi, fino a simboleggiare la rivoluzione femminile nell’Ottocento e nel Novecento.

Il “secolo breve” la vede anche come emblema del dolore e della protesta.

Il percorso espositivo di Maddalena.

Il mistero e l’immagine si sviluppa in 12 sezioni che comprendono straordinari esempi di pittura, scultura, miniature, arazzi, argenti e opere grafiche, dal Cratere apulo con morte di Meleagro (360-340 a.C. ca.) del Museo Archeologico di Napoli a La deposizione dalla croce (1968-1976) di Marc Chagall del Centre Pompidou di Parigi; dal Noli me Tangere del Veronese proveniente dal Musée de Grenoble a quello di Graham Vivian Sutherland della Pallant House Gallery di Chichester.

Tra le opere in mostra anche Acceptance di Bill Viola e alcuni capolavori di Antonio Canova e Francesco Hayez che più volte si dedicarono a questo soggetto.

La mostra attraversa millenni di fascinazione per la figura della Maddalena e la sua trasformazione nel corso dei secoli grazie alle interpretazioni che ne diedero i più importanti artisti di ogni epoca, che ne aggiornarono la leggenda e le sue letture.

Tra le opere in mostra ricordiamo quelle di Donatello, Andrea Della Robbia, Giovanni Bellini, Tiziano Vecellio, il Tintoretto, Annibale Carracci, Lorenzo Lippi, Guercino, Artemisia Gentileschi, Guido Reni, Anthon Raphael Mengs, Jòzef Wall, Eugène Delacroix, Arnold Böcklin, Gaetano Previati, Fausto Melotti, Giorgio De Chirico e Renato Guttuso, solo per citarne alcuni.

Nel percorso di mostra, inoltre, entra per la prima volta, in piena coerenza con il tema dell’esposizione, un’ala al primo piano della Pinacoteca Civica, nella quale è possibile ammirare due magnifici arazzi cinquecenteschi, rari esemplari di manifattura fiamminga.

Maddalena. Il mistero e l’immagine disegna anche un viaggio trasversale attraverso la mappa dei prestiti, che comprende, tra gli altri, il Museo d’Orsay di Parigi, l’Hamburger Kunsthalle di Amburgo, il Musée des Beaux-Arts di Nantes, il Centraal Museum di Utrecht, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la Neue Pinakothek di Monaco, The San Diego Museum of Art, il Sursock Palace di Beirut.

A questi si affiancano i prestigiosi prestatori italiani, come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, la Galleria d’ Arte Moderna e Pinacoteca Ambrosiana di Milano, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli e i Musei Vaticani.

Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico, la mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto, da Antonio Paolucci e della direzione generale di Gianfranco Brunelli.

Il progetto espositivo, corredato da un pregevole catalogo, edito da Silvana Editoriale, porta in Italia capolavori provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali.

Il direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli segnala: «Maddalena è il maggior mito femminile della storia dell’arte. La venere cristiana. L’esposizione forlivese racconta come la nostra storia, la nostra cultura occidentale, attraverso i maggiori capolavori dell’arte, abbia catturato l’antica discepola di Gesù e ne abbia fatto in ogni tempo il proprio emblema.  In fondo ciascun tempo si è identificato in lei. Siamo Maddalena».

In riferimento alla figura della Maddalena, la curatrice, Cristina Acidini riferisce che: «È la peccatrice pentita dai lunghi capelli e dalle belle vesti, panneggiata di rosso. È la pia donna dolente. È la premurosa mirrofora, simbolo della cura per il corpo amato in vita e in morte. È la penitente votata alla meditazione. Nella sua solitaria maestà, ella impersona davvero la patrona di tutte le numerose istituzioni, ecclesiastiche e civili, che in Europa s’erano venute costituendo in suo nome per l’accoglienza a donne traviate, sia redente sia da redimere».

In riferimento all’età moderna, il curatore, Fernando Mazzocca precisa che: «Dopo Batoni e Mengs, sarà Canova ad impadronirsi di questo tradizionale e seducente soggetto pittorico per dimostrare, in una esaltante sfida tra la pittura e la scultura, le possibilità di quest’ultima di estendere i propri confini espressivi e riuscire a rendere effetti cromatici e luminosi che gli sembravano preclusi. La Maddalena di Canova, vera e propria opera di culto in epoca romantica, ha avuto una enorme popolarità e ha suggestionato molti pittori e scultori.

Sul modello canoviano sarà con Hayez che il soggetto della Maddalena riprende un nuovo slancio entrando in una dimensione assolutamente profana, quale emblema di una femminilità moderna e provocante, che non aveva timore di esibirsi in tutta la sua carica erotica, ma anche sentimentale legata al motivo romantico della meditazione e della malinconia».

Paola Refice, curatrice della mostra, sottolinea come la «Maria di Magdala – la Maddalena – è tra le figure più rappresentate nella storia dell’arte. Giovanni (20, 11-18), ripreso dall’esegesi dei Padri della Chiesa, la testimonia unica protagonista della scoperta della Resurrezione e del suo annuncio agli apostoli. Eppure le molteplici iconografie che ne personificano il nome rispecchiano una tradizione complessa e contraddittoria. I Vangeli la citano in Galilea, tra le donne al seguito di Gesù e ancora sul Calvario e poi alla tomba vuota del Risorto, insieme a Maria, madre di Giacomo, e a Maria Salome. Con le Pie donne compare nelle prime rappresentazioni dell’arte cristiana. Ma l’iconografia non si modella sulle fonti primarie quanto, e soprattutto, è dalla miriade di testi canonici e apocrifi che nasce e si diffonde in Oriente e in Occidente. Nel frattempo, con un impulso ancor maggiore, si forma dalle stesse immagini, che si diffondono, perpetuano sé stesse e danno il via a un’infinità di varianti».


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