• December 16, 2018
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Il maestro Piscopo e il professore Ferlita

a cura di teresa triscari

“La maestra portava carbone” di Maurizio Piscopo e Salvatore Ferlita é un libro che, nella sua veste grafica, si presenta come una favola.

Ma la favola la conosciamo: può essere una semplice storiella e può assumere l´aspetto di un apologo politico nel cui campo Menenio Agrippa, in primis, ci ha fatto da Maestro. E forse tutti avremmo voluto un maestro come lui o come il grande Leonardo Sciascia. Tutti noi, eredi diretti e indiretti del Sessantotto.

Ma la dolce e ingenua bambina della riuscitissima copertina (un disegno di Salvatore Ferlita), ci accompagna subito nei meandri di una scuola dove regnano sovrani, dominanti e dominatori, ignoranza e indifferenza; qualunquismo e arroganza; negazione dei valori e di ogni conquista sociale.

“Questo libro va letto al rovescio”, si legge in quarta di copertina ma, comunque lo si legga, è ben integrato e compendiato. Due racconti di Maurizio Piscopo (“La maestra portava carbone” e “Storia di Faustina”) e un breve saggio, sintetico, colto, raffinato e incisivo, di Salvatore Ferlita (“Piantare un paio di lorde al primo che capita”), che è un´analisi serrata di uno storico iter di malcostume accreditato, prima di tutto, nella scuola.

 L´accoppiata Piscopo – Ferlita la conoscevamo già e, sine dubio, rappresenta una carta vincente. La conoscevamo soprattutto per quell´affresco – gioiello di “Merica, Merica” dove il critico, analizzatore Ferlita si fonde e si confonde con lo scrittore, ricercatore e musicista Giuseppe Maurizio Piscopo. Un´accoppiata vincente, un duo direi, visto che, tutto sommato, nel sottofondo senti sempre, e comunque, i diagrammi musicali della fisarmonica di Piscopo.

Maurizio Piscopo ci racconta due storie vere e tristemente credibilii ma, soprattutto, paradossalmente attuali.

Erano gli anni Sessanta, era il periodo delle conquiste sociali e delle lotte al potere.

Il libro diventa subito un´analisi sociale e antropologica; una lettura dei nostri retaggi che ancora esistono e persistono in una Sicilia che pure è stata fulcro di grandi pensatori e scrittori, addirittura culla del sapere.

Ma in una Sicilia in cui una maestra sale in cattedra con un titolo di studio comperato e con una graduatoria di concorso dove i titoli di invalidità trionfano con documenti “sapientemente” creati all´uopo, il percorso della crescita educativa diventa un discorso al contrario.

“Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti è da considerarsi casuale” si legge nel colophon, ma casualità del genere le conosciamo e le leggiamo sempre più spesso sui giornali. Purtroppo!

E´ il trionfo dell´ arroganza, della superficialità, della corruzione. E´ tutta una gerarchia di indifferenti e opportunisti dove il trionfo peggiore è quello che leggiamo nella chiusa del racconto: la protagonista, la Maestra Giovanna, viene rimossa d´ufficio per pessimo comportamento e viene assegnata a una scuola in provincia di Agrigento. Di fatto un trasferimento dalle brume nordiche che la protagonista mal sopportava, a casa sua, una punizione – promozione!

La “Storia di Faustina”, invece, è proprio una chiosa autobiografica che, di fatto, è una rivalsa storica e professionale dell´insegnante. Una storia che l´Autore avrebbe voluto “scrivere anche sul registro di classe, ma il Ministero dell´istruzione prevede solo le pagine della programmazione”…

Grazie, Piscopo per avercelo ricordato.

Grazie, Ferlita, per averci riproposto le parole di Montaigne che, nei suoi Saggi, scrive che la scuola appare come una sorta di “carcere di gioventù prigioniera”.

Teresa Triscari

LA MAESTRA PORTAVA CARBONE

TORRI DEL VENTO EDIZIONI

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