• December 16, 2018
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Janare d’Irpinia: la vendetta di Maria d’Avalos

Vi ricordate Carlo Gesualdo e l’uxoricio che fece a piazza San Domenico di Napoli?
Riuscì a farla franca e si rifugiò nel suo castello avito di Gesualdo.
Fece di più: si scelse un’altra nobile moglie della famiglia nobilissima dei d’Este di Ferrara e continuò nella sua carriera di affermato musico, autore di madrigali.
Qualcuno, oggi, dice che può essere annoverato addirittura come precedessore dello stile Jazz.
La musica era una passione secondaria a quella per le donne. Si prese, sposato e buono, una bella donna del popolo alla quale non par vero essersi preso l’uomo più importante del paese.
Se lo voleva tenere, con le buone o con le cattive.
La nobile Isabella d’Este cominciò ad avere malori e febbri che i medici non riuscivano a domare. Si pensò subito che era stata oggetto di un sortilegio, ma le ispezioni nel materasso dove dormiva non fecero trovare nessun segno di mala magia. Infatti il popolo mormorava che la bella amante Aurelia con l’aiuto della janara del luogo ed una terza fattucchiera, Totia, aveva lanciato una “fattura” contro la principessa, e aveva fatto perdere la testa al principe Carlo Gesualdo, propinandogli una pozione in cui aveva sciolto il sangue mestruale.
La principessa d’Este, di fronte agli insuccessi dei medici locali, chiese ed ottenne di tornare a Ferrara dai suoi medici.
Così non solo si salvò ma riconquistò tutta la sua avvenenza e la sua libertà..
Il principe di Gesualdo invece, continuava a mangiare qualche ” fetta di pane che l’amante poneva preventivamente ” dentro al natura sua e huntata con quel seme veniva coperta di salsa..
E la giovane Aurelia D’Errico, tronfia del suo successo amoroso, non disdegnava di dire alle amiche “Che mi vuol fare la principessa! Il principe sarà dalla centura a bascio, lo mio; e dalla centura ad alto, della principessa.”
Ognuno fa i conti come li sa fare, e Aurelia non aveva messo in conto la maledizione che il buon Carlo portava da quando la prima moglie, la bellissima Maria d’Avalos, riconoscendo dietro i suoi aggressori, la mano vile del marito, aveva invocato l’intervento di tutte le donne contro il bieco marito.
E per mano di fattucchiere, maghe e donne di malaffare si consunse la storia personale di questo grande artista di poesie e musica, tra pozioni e mestrui, finì la vita di Carlo Gesualdo: tristemente tra solitudini, malattie e malinconie un giorno dell’anno del Signore 1613.

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